La polemica
'Mbracciata, dolce o operazione di marketing? Sutera: "Per l'identità ci vuole sedimentazione storica"
Il caso del dolce presentato dall'Amministrazione: somiglianza con il dolce di Natale Giunta, critica del coordinatore GeniusLoci Nino Sutera e chiarimento sui confini tra tradizionale, tipico e identitario.
Continua la polemica sul “dolce indentitario” ‘Mbracciata. Una produzione della pasticceria Di Pietro, presentata dall’Amministrazione comunale in conferenza stampa in pompa magna.
Mentre sui social più di qualcuno ricorda che lo chef palermitano, Natale Giunta, ha presentato un dolce identico (in foto i due dolci), a intervenire, stavolta - dopo l’intervento di Slow Food e Duciezio, su queste pagine - è Nino Sutera, coordinatore della rete nazionale dei borghi GeniusLoci DeCo (Denominazione comunale, ndr):
«La 'Mbracciata non può essere definita un prodotto identitario, perché mancano gli elementi che configurano la piena identità culturale condivisa e diffusa nel luogo di origine. In primo luogo, non si riscontra un radicamento narrativo consolidato nel lungo periodo, con ritualità, leggende o centralità simbolica tali da farne l’emblema prioritario della comunità; infine, non appare patrimonializzata come segno distintivo condiviso, capace di rappresentare il territorio nella sua autorappresentazione pubblica. Definire identitario un prodotto richiede prudenza e rigore. L’identità non nasce da una strategia di marketing né da una dichiarazione formale approssimata: è il risultato di una sedimentazione storica».
La nota integrale di Sutera:
"Nel lessico corrente i termini tipico, tradizionale e identitario vengono spesso utilizzati come
sinonimi. In realtà, sul piano storico-culturale e istituzionale, essi indicano categorie profondamente
diverse. La distinzione si fonda su tre criteri essenziali: temporalità, territorialità e funzione
simbolica. Chiarirli non è un esercizio teorico, ma una necessità per evitare sovrapposizioni
improprie e costruire politiche di tutela e valorizzazione coerenti.
Un prodotto è tradizionale quando dimostra una continuità nel tempo. La tradizionalità riguarda la
permanenza di una pratica produttiva o gastronomica trasmessa di generazione in generazione. È
una categoria legata soprattutto alla dimensione storica: ciò che si ripete nel tempo diventa
tradizione. Tuttavia, un prodotto tradizionale non è necessariamente esclusivo di un territorio, né
rappresenta automaticamente un simbolo identitario. Può essere diffuso in più aree e conservare
valore culturale senza assumere centralità simbolica.
Diversa è la nozione di prodotto tipico. Qui entra in gioco la territorialità in senso giuridico ed
economico. Il prodotto tipico è legato a un’area delimitata ed è regolamentato da disciplinari che ne
codificano modalità produttive, materie prime e standard qualitativi. La tipicità consente l’accesso a
strumenti di tutela come DOP o IGP, SGT, IGP, ect e risponde a una funzione prevalentemente
economica: proteggere il prodotto da imitazioni, rafforzare le filiere locali, posizionarlo nel mercato
globale. Tuttavia, anche la tipicità non coincide automaticamente con l’identità. Un prodotto può
essere perfettamente tipico e certificato, ma non costituire l’emblema profondo di una comunità.
La categoria più complessa è quella dei prodotti identitari. Qui la dimensione centrale non è né il
disciplinare né la semplice continuità storica, ma il riconoscimento di una comunità ben precisa. Un
prodotto identitario incarna il genius loci, lo spirito del luogo. È parte della memoria collettiva,
evoca appartenenza, si intreccia con riti, feste, narrazioni, leggende. Non basta che sia antico:
occorre che sia percepito come segno distintivo della comunità, elemento attraverso cui il territorio
si racconta e si riconosce.
In questa prospettiva si inserisce la Denominazione Comunale (De.Co.), proposta negli anni
Novanta da Luigi Veronelli, che non certifica una qualità merceologica ma riconosce un valore
civico e culturale. La De.Co. è uno strumento di patrimonializzazione, non un marchio
commerciale: attribuisce al prodotto un significato narrativo e identitario, se tale significato è
realmente radicato nella comunità.
Alla luce di questa distinzione, la 'Mbracciata non può essere definita un prodotto identitario ,
perché mancano gli elementi che configurano la piena identità culturale condivisa e diffusa nel
luogo di origine.
In primo luogo, non si riscontra un radicamento narrativo consolidato nel lungo periodo, con
ritualità, leggende o centralità simbolica tali da farne l’emblema prioritario della comunità infine,
non appare patrimonializzata come segno distintivo condiviso, capace di rappresentare il territorio
nella sua autorappresentazione pubblica.
Definire identitario un prodotto richiede prudenza e rigore. L’identità non nasce da una strategia di
marketing né da una dichiarazione formale approssimata: è il risultato di una sedimentazione
storica, di un riconoscimento collettivo diffuso e di una funzione simbolica stabile nel tempo.
Quando questi elementi non sono pienamente presenti, è più corretto parlare di prodotto di
pasticceria buono, ma privo di genius loci, evitando forzature indebite
La distinzione tra tradizionale, tipico e identitario non stabilisce gerarchie, ma chiarisce funzioni
diverse. Il tradizionale riguarda la continuità nel tempo; il tipico la tutela territoriale e normativa;
l’identitario l’appartenenza e il simbolo, chiaramente ognuno ha la propria cassetta degli attrezzi".