L'intervista
Ponte sullo Stretto, l'ing. Mele: «Ecco perché la mega struttura sarà un’opera sicura»
Il direttore tecnico della Stretto Spa risponde: prove sperimentali e analisi sismiche ne confermano fattibilità e percorribilità ferroviaria
Il Ponte sullo Stretto è “il” tema divisivo, non soltanto sul merito dell’opera e quindi sul terreno politico, ma anche dal punto di vista tecnico.
In questa intervista l’ingegnere Valerio Mele, Direttore tecnico della società Stretto di Messina SpA, risponde alle obiezioni sollevate appunto da un altro tecnico, l’architetto Mario de Miranda, anch’egli sentito da “La Sicilia”, che ha detto la sua su incognite e rischi legati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.
Anzitutto, ing. Mele, ma è davvero un progetto “fuori scala”?
«Il progetto del Ponte sullo Stretto non prefigura alcuna significativa difformità rispetto all’esperienza consolidata nella costruzione dei ponti. Al contrario, all’estero, nell’ultimo quindicennio ci si è avvalsi dei risultati di oltre quarant’anni di studi svolti per il Ponte sullo Stretto di Messina per realizzare ponti sospesi di grandissima luce (cioè la distanza tra un pilone e l’altro ndr). Il tema della luce dei ponti deve essere visto non in termini di confronto con quanto già costruito, ma in termini di necessità geometrica per superare un determinato ostacolo. I ponti superano ostacoli. Per Messina è necessario superare 3.300 metri. Per l’attuale record del mondo, il ponte sui Dardanelli in Turchia, fu necessario superare 2.023 metri. In Cina stanno costruendo il Zhangjinggao Yangtze River Bridge con una luce di 2.300 metri. Il modo per approcciare il problema passa attraverso l’ingegneria e i suoi metodi razionali di progettazione. L’ingegneria dimostra che il Ponte di Messina si può fare».
A proposito di impalcato, si contesta l’eccessiva deformabilità che ne minerebbe la funzionalità.
«La snellezza dell’impalcato non è e non può essere un fattore qualificante dei ponti sospesi di grande luce. L’impalcato non è, infatti, la struttura portante principale del ponte. I cavi sono la struttura portante principale del ponte e il rapporto freccia-luce di questi è il fattore dominante, il dimensionamento strutturale. Per il ponte di Messina il rapporto freccia-luce si attesta su valori propri di molti altri ponti sospesi al mondo. Per quanto riguarda il passaggio dei treni va detto che la percorribilità ferroviaria dei ponti con un certo grado di flessibilità, e tra questi rientrano tutti quelli sospesi, i ponti strallati e molti ponti a travata di grande luce, non si valuta con un semplice rapporto scalare, ma attraverso una complessa analisi dinamica in cui si simula il passaggio dei treni reali sulla struttura e si registrano gli effetti sui treni, sui passeggeri e sulla sicurezza al transito. Si chiama analisi di percorribilità ed è regolata dalle norme ferroviarie italiane ed europee. Per il Ponte di Messina è stata eseguita da due progettisti indipendenti: entrambi hanno confermato la piena percorribilità dei treni sull’opera».
A proposito delle vibrazioni.
«Le strutture civili vibrano sempre e costantemente. Due progettisti indipendenti hanno confermato la piena compatibilità dell’opera con le vibrazioni attese nelle sue parti strutturali. Le scelte assunte da entrambi sui parametri di smorzamento sono coerenti con strutture similari. Voglio ricordare che il progettista del Ponte di Messina, la danese COWI, è lo stesso del ponte sui Dardanelli».
È vero che non avreste effettuato le prove sperimentali?
«No. Sono state effettuate tutte le prove sperimentali che definiscono la sicurezza e l’affidabilità dell’opera. Basti ricordare che per il vento sono state impiegate sette gallerie del vento in 5 Paesi tra Europa e nord America. Tutte le prove hanno dato esito positivo. È ovvio che a questa fase seguirà quella della Progettazione Esecutiva dove sono previste ulteriori prove sperimentali».
Lo Stretto è un’area ad alto rischio sismico.
«Decine di esperti della materia, anche utilizzando centinaia di studi di campo, hanno analizzato le faglie prossime all’opera con un livello di dettaglio che non ha uguali in Italia e, forse, nel mondo. Da questi studi è emerso che le fondazioni del ponte lato Calabria non sono prossime a faglie attive e capaci».
Converrà che un’opera eccezionale solleva dubbi.
«Dell’eccezionalità del progetto sono consapevoli - da decenni - tutti gli attori coinvolti (Stretto di Messina, Comitato Scientifico, PMC, Contraente Generale, Progettisti, etc.) e lo dimostrano: la cautela delle specifiche progettuali, le prove ed analisi che vanno molto oltre quel che sia mai stato fatto per un ponte, le professionalità e le procedure di verifica messe in campo per gli studi di fattibilità, i progetti di massima e preliminare, il Progetto definitivo. È un grande progresso su solide basi, che non può essere smentito da generiche espressioni di dubbiosità».