la trattativa
Sindacati uniti all'Ars: criticità al Cefpas di Caltanissetta, revoca dei concorsi e rischio dispersione di competenze
L'ampia vertenza dopo gli scontri duri, le lettere, le denunce pubbliche e ora l'avvio di una forma di mediazione
Organizzazioni sindacali compatte nell’evidenziare, al cospetto della V Commissione Formazione e Lavoro dell’Ars, le criticità del Cefpas di Caltanissetta, più volte messe in risalto nei mesi scorsi attraverso comunicati stampa e lettere inviate al management dello stesso Centro. Le segreterie regionali e territoriali di Fp Cgil, Uil Fpl, Ugl, Cobas-Codir e Cisl Fp hanno avuto un’audizione all’Ars, rappresentando «il forte malcontento del personale».
Tra le principali criticità figurano il mancato riconoscimento di spettanze economiche e contrattuali, tra cui indennità arretrate, progressioni verticali ed orizzontali, ripristino dei buoni pasto e riapertura del confronto sindacale, attraverso la convocazione della Delegazione trattante per completare il percorso di regionalizzazione del personale.
Cgil, Uil, Ugl e Cobas-Codir hanno chiesto «la revoca dei concorsi sospesi, ritenuti potenzialmente illegittimi». Alla Direzione viene contestata «una gestione ritenuta incoerente: da un lato nega diritti contrattuali per presunta mancanza di fondi, dall’altro continua ad assumere decisioni che comportano spesa». Per le suddette sigle sindacali c’è il rischio «di generare ulteriori criticità amministrative».
La Fp Cgil ha consegnato alla Commissione un dossier «al fine di supportare l’attività istruttoria». A giugno le parti saranno riconvocate per gli approfondimenti.
Dal canto suo la Cisl Fp, rappresentata da Salvatore Parello, sollecita l’attuale management, «pur operando in regime di prorogatio, a riaprire il tavolo contrattuale interrotto bruscamente dopo l’accordo ponte di dicembre».
Per la Cisl è inoltre «prioritaria la revisione della programmazione del personale. A fronte di una dotazione teorica di 143 unità, l’ente conta appena 53 dipendenti di ruolo, supportati stabilmente da circa 70 collaboratori che operano in regime di precariato da oltre 7 anni. In assenza di una norma specifica per la stabilizzazione, il ricorso a procedure concorsuali interamente aperte all’esterno comporterebbe l’elevato rischio di disperdere il patrimonio di competenze maturate in anni di servizio all'interno del Centro».

