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Il caso

Marina di Modica, lo sfogo dello storico Uccio Barone dopo lo spettacolo di Toti e Totino

"Ho provato noia e vergogna": la riflessione del docente universitario sui contenuti di un momento di intrattenimento impazza sui social

27 Luglio 2026, 07:05

07:10

Modica, il sacro e la cultura barocca della Contea

Il professore Giuseppe Barone

La serata di sabato a Marina di Modica si è chiusa con una polemica destinata a far discutere. Il professore Uccio Barone, storico e docente universitario, ha infatti criticato con toni durissimi lo spettacolo dei comici siciliani Toti e Totino, accusandoli di aver trasformato il palcoscenico in un contenitore di provocazioni prive di fondamento storico.

Secondo Barone, il monologo proposto dai due artisti non avrebbe avuto nulla a che fare con la satira o con l’ironia, ma sarebbe scivolato in una serie di affermazioni che lo storico definisce “del tutto infondate” e “offensive nei confronti della storia nazionale”. Il docente non si è soffermato sulla qualità artistica dell’esibizione — liquidata come un susseguirsi di battute poco efficaci — quanto sul contenuto, giudicato gravemente distorto.

Durante lo spettacolo, infatti, sarebbero stati rivolti insulti gratuiti ai protagonisti del Risorgimento italiano: Garibaldi e Cavour derisi con epiteti volgari, Vittorio Emanuele II dipinto come un traditore, e i Mille ridotti a caricature di “spioni e ubriaconi”. Per Barone, una rappresentazione che non solo banalizza la complessità dell’Unità d’Italia, ma alimenta un racconto deformato e privo di qualsiasi base documentale.

Il professore ha puntato il dito anche contro quello che definisce “sicilianismo di bassa lega”, criticando l’invito rivolto dal palco agli insegnanti affinché trasmettano agli studenti la presunta “grande truffa” della Nazione italiana. Un messaggio che, secondo Barone, rischia di trasformare la divulgazione storica in propaganda priva di senso critico.

La sua riflessione si chiude con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Non c’era ironia, non c’era satira, ma solo povertà di testi e di idee. Peccato. Ho provato noia e vergogna.” Una condanna netta, che apre un dibattito sul confine — spesso fragile — tra comicità, provocazione e responsabilità culturale.