IL NUOVO ANNO
“Damiano, primo vagito dell’anno”: il primo nato in provincia di Agrigento accende la speranza all’alba del 2026
All’ospedale Barone Lombardo di Canicattì, poco dopo le 4 del mattino, una nascita che vale un simbolo: il piccolo e la mamma stanno bene. E mentre la Sicilia festeggia i primi neonati dell’anno, i dati di Istat raccontano un Paese che fa sempre meno figli. Cosa significa per la provincia di Agrigento e come orientarsi tra servizi, reparti e adempimenti
La luce al neon del corridoio filtra dalla porta socchiusa. Fuori, il silenzio di un 1° gennaio 2026 ancora assonnato; dentro, un pianto netto e rotondo che taglia la notte come una buona notizia. Alle 4:30, nel reparto di Ostetricia dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì, è nato Damiano: è lui il primo bambino venuto al mondo in tutta la provincia di Agrigento nel nuovo anno. La scena, semplice e potente, basta da sola a ricordarci perché amiamo raccontare la cronaca bianca: il piccolo sta bene, la mamma sta bene. Una constatazione che, oggi più che mai, è un titolo.
Un primato che parla di comunità
Non si tratta solo di un primato anagrafico annotato tra i “fiocchi” del giorno di Capodanno. In una terra che vive di legami forti e di reti familiari ancora decisive, la nascita di Damiano diventa subito fatto comunitario. La conferma arriva dal bollettino del territorio: all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento la prima nascita si è verificata poco prima delle 9:00, mentre all’ospedale di Sciacca al momento della pubblicazione non se ne registravano. Un dettaglio di cronaca che restituisce il ritmo della rete provinciale dei presidi: Agrigento, Canicattì, Sciacca, con in più Licata e Ribera a completare la mappa dell’ASP di Agrigento.
Dove è nato Damiano: il Barone Lombardo e la rete dei servizi
Il “Barone Lombardo” è il presidio ospedaliero di Canicattì. Fa capo all’ASP di Agrigento e, insieme agli altri nosocomi provinciali, compone una rete che distribuisce pronto soccorso, reparti e specialità per bacini d’utenza complementari. I contatti istituzionali – dal centralino ai numeri del Pronto Soccorso – sono pubblici sul portale dell’azienda sanitaria, insieme ai riferimenti degli altri presidi: il San Giovanni di Dio (Agrigento), il Giovanni Paolo II (Sciacca), il San Giacomo d’Altopasso (Licata) e il Fratelli Parlapiano (Ribera). Una cartina di tornasole su dove e come si cura, si nasce, si cresce in provincia.
Se ad Agrigento è attiva un’U.O. di Neonatologia – UTIN (Terapia Intensiva Neonatale), con un’equipe dedicata e recapiti diretti per le urgenze dei primi 28 giorni di vita, Canicattì offre il punto nascita e i percorsi di ostetricia e ginecologia, integrati con gli altri servizi di presidio. È una sinergia che conta, soprattutto per i casi che richiedono un’assistenza neonatale di secondo livello. Per i genitori, sapere “chi fa cosa” nella rete provinciale non è un dettaglio: è orientamento concreto.
Il contesto: in Sicilia la staffetta dei “primi nati”, in Italia culle più vuote
Nel resto dell’Isola, il Capodanno in sala parto ha messo in fila altri primati: a Messina il primo vagito dell’anno in Sicilia è di Alessandro, venuto alla luce all’ospedale Papardo un minuto dopo la mezzanotte. A Palermo, al Policlinico Giaccone, alle 1:20 è nato Samuele; nel Siracusano il primo è Salvatore, alle 00:16 all’ospedale Di Maria di Avola. Una mappa di storie buone che si ricompongono in un racconto regionale.
Ma lo sfondo statistico è meno festoso: i dati di Istat segnalano un calo delle nascite che nel 2025 si è fatto più marcato, con un -6,2/6,3% circa nei primi sette mesi rispetto all’anno precedente e un tasso di fecondità stimato a 1,13 figli per donna, dopo il minimo storico di 1,18 nel 2024. Un quadro che ha un peso anche simbolico: ogni “primo nato” diventa notizia perché intercetta un sentimento diffuso, la consapevolezza di una denatalità strutturale.
Agrigento, i numeri recenti del punto nascita del capoluogo
Nel 2024, il reparto di Ostetricia e Ginecologia del San Giovanni di Dio di Agrigento ha registrato 1.408 nascite, in calo rispetto alle 1.940 del 2023. È un dato locale che riflette le tendenze nazionali, con tutti i distinguo del caso (composizione demografica, migrazioni sanitarie, oscillazioni annuali). La direzione clinica del reparto, affidata alla dottoressa Maria Rita Falco Abramo, conferma un’attività intensa e un impegno costante della squadra sanitaria nonostante il contesto. Per la provincia, questo significa pianificare risorse, personale e servizi di prossimità con ancora più attenzione.
Che nome è “Damiano”? Piccola bussola onomastica
Nell’onomastica italiana recente, Leonardo e Sofia dominano da anni le classifiche dei nomi più scelti, ma nomi tradizionali come Damiano restano presenti – meno diffusi, e perciò spesso percepiti come identitari e “senza tempo”. Il contatore dei nomi dell’Istat consente di verificare l’andamento per anno e regione, mostrando la traiettoria di ogni nome dal 1999 all’ultimo anno disponibile: uno strumento utile per curiosi e futuri genitori. Nel 2023 il podio nazionale confermava Leonardo e Sofia in testa; per il 2024 le graduatorie hanno ribadito l’egemonia dei “soliti noti”, con leggere variazioni nelle posizioni successive.