Il caso
Cani e mafia: i numeri del business del randagismo a Paternò tra il 2017 e il 2024
La relazione del prefetto Signoriello accende i fari sulla gestione. La commissione straordinaria intanto pensa a bandire una nuova gara
Non si placa l'eco determinato dall'arrivo in città della relazione del prefetto Pietro Signoriello che ha portato allo scioglimento per mafia del Comune. Diverse le questioni negative emerse, scritte nero su bianco, rispetto all'attività dell'Ente, riscontrate dai commissari prefettizi nei sei mesi di attività ispettiva.
Tra i settori finiti nel mirino c'è anche il randagismo. Secondo quanto si legge nella relazione della commissione, la ditta che espleta il servizio di custodia e cattura degli animali (il cui nome, come moltissimi altri, è coperto da omissis), è stata incaricata dal Comune attraverso un affidamento diretto. Alla stessa, oltre al pagamento del servizio annuale, tra il 2017 e il 2024, sono stati riconosciuti debiti fuori bilancio, per la cifra di 330mila euro. Una prassi, questa dei debiti fuori bilancio, che ha tirato dentro anche i commissari straordinari, insediatisi al Comune alla fine dello scorso mese di novembre. Lo scorso 29 dicembre, infatti, è stato approvato un debito fuori bilancio a favore della ditta “Rifugio di Concetta” per 75mila euro.
«Non potevamo fare altro - spiega il presidente della commissione straordinaria Santi Giuffré - i debiti fuori bilancio sono il frutto di servizi espletati a favore dell’Ente che vanno pagati. In riferimento al settore già questa mattina abbiamo, però, dato incarico di bandire la nuova gara d'appalto. Nell’attesa che tutto sia pronto, per evitare di lasciare sguarnito il servizio, stiamo facendo predisporre una proroga di due mesi a favore della ditta attualmente incaricata. Nel contempo vogliamo incontrare i volontari per risolvere i nodi irrisolti del settore, tra questi il completamento dei lavori e l’affidamento del rifugio temporaneo di via Giovanni Verga».
A rendere tutto ancora più grave è uno spaccato non considerato dai commissari perché non legato a problemi di legalità. Una questione non secondaria, connessa al lavoro dei volontari; uomini e donne che da almeno 15 anni si prendono cura di cani e gatti randagi, contribuendo in maniera considerevole e quasi esclusiva alla riduzione del fenomeno randagismo in città. Persone che si sono spese in maniera gratuita, donando tempo e anche denaro di tasca loro. In questo caso l'Ente si è sempre dimostrato prodigo a pagare il canile, sborsando centinaia di migliaia di euro l'anno per la custodia dei cani e ha invece concesso, una tantum e solo dopo vibranti proteste, appena una manciata di spiccioli ai volontari per l'acquisto di crocchette e medicinali per gli animali. A questo si aggiunge che, esclusa la seconda metà del 2025, è stato fatto poco o nulla per sistemare e attrezzare il rifugio temporaneo.