Il caso a Catania
«Io sono il tuo padrone». Due minuti e trenta secondi di percosse in diretta su TikTok. Il patrigno in carcere
L'assessora: «Raccapricciante. Non sono riuscita a vedere tutto il filmato». Il video è stato realizzato da una parente della madre, che già era monitorata dai servizi sociali
Un messaggio alle 3 del pomeriggio su WhatsApp. L’inoltro di un video diventato virale sui social. Una volta pigiato “play”: l’orrore. Un bimbo picchiato selvaggiamente per due minuti e trenta secondi con un cucchiaio di legno da un uomo che pretende di essere chiamato «padrone». La violenza in diretta è arrivata anche nel telefonino dell’assessora comunale ai Servizi Sociali di Catania, Serena Spoto. Rimasta molto colpita.
Già la mattina la procura si era mossa riuscendo a identificare il responsabile delle percosse. Il 59enne è stato fermato dalla squadra mobile grazie a un’indagine lampo coordinata dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Alberto Santisi. L’accusa che si ipotizza è quella di maltrattamenti aggravati. Ma ancora ieri sera l’uomo, che è il patrigno del ragazzino che ha riconosciuto dandogli il cognome, era negli uffici di via Ventimiglia a Catania per essere sentito. Poi è stato condotto in carcere. Gli accertamenti comunque proseguono. E c’è anche un’interlocuzione con la procura per i minorenni per gli aspetti relativi alla tutela del minorenne picchiato.
«Non sono riuscita nemmeno a guardarlo tutto il video. È straziante. Da mamma è stato davvero faticoso guardare quelle percosse. Io ho due figli: uno ha dieci anni come il bimbo picchiato», racconta Spoto a La Sicilia. L’esponente della giunta Trantino ha immediatamente allertato il Tribunale dei Minorenni e si è messa in contatto con il presidente Roberto Di Bella. «La madre è già monitorata dai servizi sociali», spiega l’assessora. E questo ha permesso ancor di più di velocizzare l’individuazione del nucleo familiare. Il ragazzino di dieci anni ha tre sorelle. E anche su di loro ci sarebbero state delle segnalazioni di sospette anomalie nelle condotte dei genitori.
«Domani - dice l’assessora Spoto - stileremo una relazione che consegneremo al Tribunale per i minori di Catania». Il minore è stato già allontanato dal contesto violento e a breve potrebbe essere collocato in una comunità o comunque in una struttura d’accoglienza per minori che vivono situazioni simili. «Stiamo aspettando il provvedimento del giudice», spiega ancora Spoto. Dovrà esserci una valutazione sulla capacità genitoriale della mamma del ragazzino picchiato. Nel video si sente la voce di una donna che quasi incita l’uomo. Secondo i commenti che accompagnano il post sarebbe la madre a parlare fuori dall’inquadratura del cellulare. Addirittura qualcuno aveva ipotizzato che fosse la mamma ad aver effettuato la registrazione. Ma da quello che è emerso sarebbe stata invece una parente della madre del bimbo. Che poi ha deciso di caricarlo su TikTok. Ieri mattina la cruda violenza social è diventata virale: ma è diventato un video denuncia. Infatti è stato taggato anche il Telefono Azzurro. La condanna è stata trasversale senza se e senza ma.
Le indagini, non si fermano con il fermo del 59enne, che forse da qualche tempo viveva anche fuori Catania. Non è chiaro se i fatti quindi siano avvenuti di recente o risalgano a qualche giorno fa. Un altro aspetto che il pool di pm che si occupa di reati contro i minori vuole definire è se quanto immortalato dal cellulare sia un episodio di violenza isolato oppure reiterato. Insomma se il patrigno-padrone si sia reso responsabile di altre violenze. Anche psicologiche. L'aggiunto Ardita e il sostituto Santisi ieri sera infatti hanno sentito, con il sostegno di uno psicologo, il ragazzino.
Gli investigatori della squadra mobile inoltre stanno cercando di comprendere perché l’aggressione selvaggia al bambino sia diventata un reel da caricare su TikTok. Un interrogativo inquietante. Forse dovremmo tornare a essere umani.
