L'indagine
Traffico illecito di rifiuti, la procura chiede il processo per 25 persone: c'è anche l'ex direttore della Srr
Per l'uomo, che ormai non è più un dipendente pubblico, si va verso il patteggiamento di un anno (con pena sospesa). Già fissato il calendario delle udienze
Venticinque indagati, tutti accusati di traffico illecito di rifiuti. E per tutti la procura di Catania ha formulato la stessa richiesta: che vadano a processo. Alcuni hanno chiesto il rito abbreviato, uno il patteggiamento, altri ancora hanno manifestato l’intenzione di proseguire con l’ordinario. Nonostante le differenze, resiste un destino comune: l’udienza del 30 gennaio per la discussione delle parti; il 27 marzo per la decisione su eventuali processi, abbreviati e patteggiamenti.
L’indagine, partita nel 2021, riguarda una presunta gestione illecita di alcune frazioni di differenziata raccolte nel territorio della Srr (Società regolamentazione dei rifiuti) dell’area metropolitana di Catania. Secondo l’accusa, la società Sogeri, con sede alla zona industriale del capoluogo, avrebbe avuto ingiusti profitti per oltre 400mila euro, dei quali 334mila per imballaggi in plastica e misti; e 67mila per il vetro. E questo con la complicità di Carmelo Caruso, all’epoca dipendente della Srr Catania metropolitana (di cui è stato anche direttore), oggi libero professionista in un settore privato e diverso da quello dei rifiuti, e all’epoca rup di una gara d’appalto vinta da Sogeri che però, per l’accusa, non ne avrebbe avuto i requisiti.
L’impresa opera, infatti, in virtù di un’Autorizzazione unica ambientale concessa dal Comune di Catania nel 2018 e aggiornata nel 2022. «Svolge - si legge nella documentazione del municipio - attività di messa in riserva (R13) e recupero di rifiuti non pericolosi (R3), su una superficie di stoccaggio complessiva di 4.765 metri quadrati». Negli scorsi mesi, l’azienda ha presentato una nuova richiesta di Autorizzazione ambientale che prevede, oltre alla possibilità di gestire il deposito e il recupero di nuovi codici, anche l’annessione di circa 5.130 metri quadrati, portando la superficie complessiva dell’impianto a 9.885 metri quadrati.
I codici per cui era autorizzata Sogeri al momento dell’indagine riguardavano il recupero e la messa in riserva (finalizzata anche questa al recupero) di alcune frazioni di rifiuto. Che, una volta trattate dalla ditta catanese, avrebbero dovuto essere spedite agli impianti che le avrebbero trasformate in Css, cioè Combustibile solido secondario. In questi ultimi impianti, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, gli addetti al controllo avrebbero assicurato l’esito positivo delle analisi a campione, dietro il pagamento di compensi non dovuti, ma non meglio precisati.
Spiega la procura che alcune aree di Sogeri alla zona industriale sarebbero state usate per svolgerci operazioni diverse da quelle previste dall’Autorizzazione ambientale, stoccandoci immondizia che sarebbe finita indebitamente miscelata. In questo modo trasformandola da differenziata che era in origine a indifferenziata e rendendola, di fatto, inservibile per il recupero ai fini della trasformazione in Css, che veniva però garantita lo stesso con la complicità dei dipendenti delle aziende di destinazione.
Inoltre, Sogeri pur non essendo autorizzata alla messa in riserva e alla selezione del vetro l’avrebbe comunque trattato, con il concorso morale di Carmelo Caruso della Srr, che avrebbe omesso di vigilare, pure firmando le aggiudicazioni alla ditta di servizi di gestione dei rifiuti, sempre in assenza di autorizzazione.
L’indagine riguarda anche la presunta gestione abusiva di circa 300 balle di indifferenziata, che sarebbero state prima stoccate in un capannone a Motta Sant’Anastasia e poi trasportate negli impianti di destinazione con formulari di trasporto artefatti. In occasione di alcuni conferimenti di plastiche, inoltre, sarebbe stata fondamentale la collaborazione di ispettori ambientali che avrebbero attestato la «pulizia» della differenziata trasportata, cioè che non fosse contaminata da frazioni di rifiuto diverse per più del 20%. Una falsa dichiarazione che sarebbe arrivata dopo il «pagamento di non meglio precisate somme di denaro», scrive sempre la pm.
La richiesta di rinvio a giudizio porta la data del 15 gennaio 2025. A essersi costituiti parte civile sono la Srr, il Comune di Catania, il Corepla (Consorzio per il recupero della plastica) e una delle società destinatarie della spazzatura «sporca» anziché correttamente differenziata. Come andrà, lo si saprà alla fine di marzo 2026. Quello che è certo è che per Caruso, unico degli indagati con un ruolo pubblico, si va verso il patteggiamento della condanna a un anno, con pena sospesa.