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Palermo

Cosa Nostra, chiesta condanna per il vecchio boss dell'Uditore: fu l'uomo chiave del dossier "Mafia appalti"

Per la Dda di Palermo Franco Bonura sarebbe tornato a comandare all'Uditore. I legami con l'inchiesta che per alcuni sarebbe lo scrigno dei segreti delle Stragi del 1992

Laura Distefano, Laura Mendola

07 Gennaio 2026, 21:37

Mafia, torna in cella il boss Francesco Bonura scarcerato per il virus

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L'Uditore era ancora "cosa sua". Era tornato a comandare il vecchio boss Franco Bonura. Nonostante l'età ormai avanzata. Ne è convinto il pm di Palermo Giovanni Antoci che ha chiesto la condanna a 16 anni di carcere per il vecchio esponente di Cosa Nostra. Bonura, per la Dda, dopo avere scontato una lunga detenzione, all’età di 82 anni aveva ripreso in mano il clan dell'Uditore-Passo di Rigano. Sono state chieste oggi al palazzo di giustizia condanne anche per altri sette imputati al processo abbreviato: 14 anni per Girolamo Buscemi; 12 anni e 8 mesi per Alessandro Costa; 12 anni e 8 mesi per Giusto Catania; 10 anni e 8 mesi per Giovanni Buscemi; 4 anni e 6 mesi per Antonino Buscemi; 3 anni per Giuseppe Costa. Sono stati rinviati a giudizio e saranno processati con il rito ordinario altri 14 imputati, tra cui il boss Agostino Sansone.

Il nome di Francesco "Franco" Bonura è strettamente legato alla storia di Cosa Nostra e, in particolare, al delicato e ancora dibattuto filone dell'inchiesta "Mafia e Appalti" (il dossier che il Ros consegnò a Giovanni Falcone nel 1991) che molti considerano una delle chiavi per comprendere la stagione delle stragi del 1992. E in particolare dell'attentato di via D'Amelio in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino. Un filone che è al centro del lavoro della Commissione Nazionale Antimafia. E che ha creato una frizione anche all'interno della stessa famiglia Borsellino.

Ma torniamo a Bonura, che fu un "colonnello" fedelissimo di Bernardo Provenzano e un esponente di spicco della cosiddetta "mafia degli affari". Imprenditore edile oltre che boss, ha rappresentato per decenni il volto di Cosa Nostra capace di dialogare con il mondo dell'economia e della politica. Bonura, insieme ai fratelli Buscemi (Antonino e Giuseppe), era considerato l'anello di congiunzione tra i vertici corleonesi e i colossi dell'edilizia del Nord (come il gruppo Ferruzzi-Gardini). Secondo le ricostruzioni, i Buscemi e Bonura avrebbero gestito il controllo dei subappalti e delle forniture di calcestruzzo in Sicilia.

Recentemente la figura di Bonura è tornata al centro delle cronache per un'indagine della Procura di Caltanissetta che coinvolge il magistrato Gioacchino Natoli. L'ipotesi degli inquirenti è che Natoli abbia disposto la distruzione di bobine e brogliacci di intercettazioni.

Infine Bonura fece scalpore nel 2020 per essere uno dei primi boss al 41bis a essere scarcerato e posto agli arresti domiciliari per motivi di salute.