Il caso
Il giallo di Carlentini, il cadavere bruciato: ora in campo i Ris di Messina
L’indagine: la verità sul macabro rinvenimento arriverà dalle perizie. Il test del Dna dovrà confermare se i resti umani trovati nell’auto data a fuoco siano del catanese Salvatore Privitera
Il giallo del cadavere di Carlentini non sarà risolto immediatamente. Si dovrà attendere l’esame del Dna sui resti delle ossa rinvenute nella T-Roc carbonizzata nelle campagne di Carlentini. Il test sarà eseguito dagli esperti della sezione di Biologia dei Ris di Messina. Da lì verrà fuori l’identità di quello che è rimasto del corpo liquefatto dal rogo appiccato nella macchina presa a noleggio da Salvatore Privitera, il catanese scomparso ormai da diversi giorni. Le speranze che non sia lui si annullano ora dopo ora: l’uomo non è purtroppo tornato a casa dai suoi due figli. Originario della zona del Villaggio Sant’Agata, Privitera da qualche tempo viveva nell’area di Ippocampo di Mare.
Oltre agli esami genetici, nelle prossime ore gli specialisti dell’Istituto di Medicina Legale effettueranno Tac e radiografie su resti umani (e cenere) per stabilire anche le cause del decesso. Da stabilire se sia prima stato ammazzato e poi bruciato, o se sia stato solo intontito e poi ingoiato dalle fiamme assieme alla carcassa dell’auto. La procura di Siracusa nell’arco di pochi giorni conferirà i vari incarichi per espletare gli accertamenti scientifici irripetibili.
È uno scenario agghiacciante quello che il giorno dell’Epifania è stato scoperto in contrada San Demetrio. La procuratrice di Siracusa, Sabrina Gambino, ha aperto un fascicolo per omicidio.
I carabinieri del comando provinciale di Siracusa hanno sentito amici, parenti e familiari del catanese senza tralasciare alcuna pista. La scomparsa del 35enne era stata denunciata il giorno prima del macabro ritrovamento dai genitori che, non avendo più notizie del figlio, grazie al sistema GPS dell’auto presa a noleggio, sono riusciti ad individuare l’ultima posizione e localizzare l’autovettura. Dai dati del satellite risulta che la T-Roc è arrivata a Carlentini la sera del 5 gennaio. Una coincidenza temporale con la scomparsa di Privitera che rafforza i sospetti di un forte collegamento fra i due casi. Anche se al momento gli investigatori non vogliono escludere alcuna pista. Aperta, ma davvero pare inverosimile, quella anche di un suicidio.
La famiglia del catanese scomparso, intanto, ha nominato un legale, l’avvocato Francesco Marchese, per seguire la vicenda.
La svolta delle indagini arriverà dalle perizie, che serviranno a capire se tra le ceneri siano rimaste prove sufficienti a fare luce sull’accaduto. Ogni traccia, ogni residuo, ogni dettaglio potrebbe raccontare una verità che qualcuno potrebbe aver tentato di cancellare col fuoco. Serviranno settimane, se non mesi per avere le relazioni conclusive dei consulenti.
Ma oltre alle indagini scientifiche sono state avviate anche quelle tradizionali. I carabinieri, coordinati dai pm di Siracusa, stanno scandagliando le relazioni pericolose di Privitera che stava affrontando qualche processo per spaccio. Ma non ci sono segnali di possibili legami con gli ambienti mafiosi. Si scava nel traffico di droga: gli investigatori sicuramente non vogliono lasciare nulla di scoperto. Da qualche tempo pare che il trentacinquenne avesse cominciato a fare affari nel commercio dell’abbigliamento. Tanti spunti. Tanti punti interrogativi.