il caso
Frana travolge Niscemi: la Sp12 sprofonda, città mezza isolata e campi a rischio
Agricoltura, servizi e riscaldamento a rischio, appelli per fondi urgenti e inchieste sul progetto da 8 milioni mai realizzato
La frana: foto di Franco Assenza
Una poderosa frana ha colpito nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 2026 un tratto della strada provinciale 12, al chilometro 3, che collega Niscemi (Caltanissetta) alla statale Gela-Catania, rendendola completamente intransitabile e isolando di fatto la comunità locale. Il cedimento, avvenuto intorno alle 4 del mattino, ha coinvolto un intero costone roccioso, con l'asfalto che è sprofondato in una voragine profonda diversi metri, come descritto dal sindaco Massimiliano Conti: «C'è una frana lungo tutto il costone». Squadre di Protezione Civile, Vigili del Fuoco e tecnici comunali sono al lavoro per la messa in sicurezza immediata, ma la situazione appare critica, con rischi per la stabilità residua del pendio.

Il cedimento precedente: un Deja-vu da dieci anni fa
Non si tratta del primo episodio del genere: esattamente quasi dieci anni fa, intorno al 2016, la stessa Sp12 fu teatro di una frana analoga che compromise lo stesso tratto di strada, isolando Niscemi e creando gravi disagi per settimane. All'epoca, il Comune affidò all'architetto Pino Cincotta un progetto di consolidamento del costone da 8 milioni di euro, presentato alla Regione Siciliana per ottenere finanziamenti, ma l'intervento non fu mai completato a causa di ritardi burocratici, mancanza di fondi e controversie tecniche. Questa ricaduta evidenzia anni di mancata manutenzione e vulnerabilità geologiche note nella zona, caratterizzata da terreni instabili e piogge intense che hanno saturato il suolo negli ultimi giorni. Esperti locali temono che l'evento attuale possa essere legato a un progressivo degrado non affrontato, con potenziali responsabilità amministrative sotto indagine.

Impatti devastanti su agricoltori, servizi e mobilità
La Sp12 non è solo una strada provinciale, ma un' arteria vitale per l'economia di Niscemi, un centro agricolo di circa 25mila abitanti dove il 40% della forza lavoro dipende da campi e serre dirette verso Gela e la SS 117 bis per Catania. Decine di agricoltori non possono ora raggiungere le loro proprietà, rischiando perdite irreparabili per i raccolti invernali e l'accesso a mercati chiave, con stime iniziali di danni economici nell'ordine di centinaia di migliaia di euro al giorno. Ulteriori complicazioni derivano dal danneggiamento di una conduttura del metano: Italgas ha sospeso l'erogazione in tutta la città per sicurezza, lasciando famiglie e imprese senza riscaldamento in piena invernata. Due scuole elementari sono state chiuse per inagibilità parziale, e gli spostamenti sono limitati a vie alternative strette e inadeguate, come la Sp10 verso Ponte Olivo, anch'essa a rischio cedimenti.

Reazioni politiche e appelli all'azione
Il sindaco Conti ha attivato il Centro Operativo Comunale (Coc) e richiesto interventi urgenti alla Regione Siciliana e al Genio Civile, annunciando viabilità provvisoria ma senza tempistiche precise. Franco Di Dio, esponente del Pd provinciale, ha puntato il dito contro la gestione passata: «A quasi dieci anni dalla prima frana, il progetto da 8 milioni giace nei cassetti regionali; serve un'ispezione immediata e fondi statali per evitare l'isolamento permanente». Dal canto suo, la Procura di Gela starebbe valutando un'inchiesta preliminare su omissioni manutentive, mentre parlamentari locali come quelli di Fratelli d'Italia spingono per lo stanziamento di 5 milioni in deroga al bilancio regionale. La Coldiretti di Caltanissetta ha proclamato lo stato di agitazione, organizzando una manifestazione per lunedì 19 gennaio davanti al Comune.
Prospettive future e lezioni dalla storia
Le operazioni di soccorso proseguono senza sosta, con l'impiego di escavatori e geologi per valutare la stabilità del costone, ma gli esperti stimano almeno 7-10 giorni per una parziale riapertura in senso alternato, a patto di non peggiorare con ulteriori piogge. A lungo termine, il caso di Niscemi solleva interrogativi nazionali sulle infrastrutture del Sud Italia: la Sicilia conta oltre 500 km di strade provinciali a rischio idrogeologico, con finanziamenti PNRR sottoutilizzati per il 30% secondo dati Ance. La comunità, resiliente ma esasperata, attende non solo la ripresa della normalità, ma soluzioni definitive per prevenire tragedie future, in un territorio dove la natura sembra reclamare il suo tributo ignorato troppo a lungo.