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MESSINA

Tra i binari e il mare, l'epilogo che nessuno voleva: ritrovato Gregorio Totaro

Il corpo è stato individuato lungo la ferrovia nel pomeriggio di ieri, sul tratto a sud della città, tra Mili e Tremestieri

01 Febbraio 2026, 17:18

Tra i binari e il mare, l'epilogo che nessuno voleva: ritrovato Gregorio Totaro

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Un dettaglio quasi invisibile, catturato da una telecamera che inquadra più ferro che volti, ha deciso il destino di un’intera città in ansia: un’ombra che si muove lungo la linea ferroviaria Messina–Catania, nel tratto sospeso tra mare e ghiaia, tra Mili e Tremestieri. Da lì, in una zona difficile da raggiungere, gli investigatori hanno imboccato l’unico percorso che potesse condurre alla verità. La verità ha il nome di Gregorio Totaro, 83 anni, e un epilogo che non consola nessuno.

Il ritrovamento lungo i binari

Il corpo di Gregorio Totaro è stato individuato lungo la ferrovia nel pomeriggio di ieri, sul tratto a sud della città, tra Mili e Tremestieri, un corridoio di ghiaia e vegetazione che corre parallelo alla SS114, dove il rumore dei convogli copre spesso quello del mare. Secondo quanto comunicato e ricostruito dagli organi di informazione locali, l’individuazione è stata il risultato di un’azione congiunta tra Polizia Ferroviaria e Carabinieri, orientata da due elementi: l’analisi delle immagini di videosorveglianza e una serie di sopralluoghi mirati lungo il sedime ferroviario. Gli operatori hanno stretto il cerchio su un punto considerato compatibile con gli ultimi possibili spostamenti dell’anziano, fino al ritrovamento. Le cause della morte restano al vaglio degli inquirenti; saranno gli accertamenti, anche medico-legali, a definire tempi e dinamiche dell’ultimo tratto di vita del pensionato.

Chi era Gregorio Totaro e come si arriva a un epilogo

Di Gregorio Totaro si erano perse le tracce da giorni. La sua scomparsa era stata denunciata dai familiari dopo che l’uomo si era allontanato da casa senza rientrare. La cronologia esatta del “tempo zero” varia leggermente nelle fonti: alcune indicano la mattina di giovedì 22 gennaio 2026, quando l’83enne non si è presentato a un appuntamento medico; altre collegano l’assenza alla giornata di venerdì 23 gennaio 2026. In ogni caso, il dato condiviso è che, da quelle prime 24–48 ore, la macchina dei soccorsi non si è più fermata.

Totaro viveva nella zona del Rione Taormina e aveva l’abitudine di passeggiare nei dintorni. I familiari avevano segnalato che l’uomo soffriva di patologie e presentava disturbi della memoria, informazioni che hanno inciso sull’assetto e sull’urgenza delle ricerche. Appelli e fotografie hanno iniziato a circolare sui social, moltiplicando la rete di attenzione tra cittadini e associazioni.

Una città mobilitata: come si cercano le persone scomparse

Fin dalle prime ore successive alla denuncia, la Prefettura ha attivato le procedure previste per le persone scomparse. Sul territorio si sono mossi Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Ferroviaria, unità della Protezione Civile e volontari, secondo una mappatura che ha espanso progressivamente il raggio: dal quartiere di residenza verso le arterie di collegamento, fino alla fascia costiera meridionale. La stampa locale ha documentato perlustrazioni mirate lungo la SS114, nei pressi del litorale e nelle aree urbane compatibili con i percorsi abituali dell’anziano. L’elemento ferroviario è entrato presto tra le aree di attenzione, vista la vicinanza della rete e la presenza, in quel tratto, di un’infrastruttura che taglia in due il territorio fra Mili Marina, Galati e Tremestieri.

Il caso ha coinvolto anche il circuito nazionale della trasmissione “Chi l’ha visto?”: la scheda dedicata a Gregorio Totaro (così riportano alcune testate la grafia del cognome), pubblicata il 26 gennaio 2026, ha consolidato i dettagli utili al riconoscimento, dall’abbigliamento al fatto che camminasse con difficoltà. La circostanza che il telefono risultasse spento e che l’uomo avesse con sé documenti e chiavi aveva aumentato le preoccupazioni.

Il ruolo delle telecamere e la geografia dei binari

A fare la differenza, in questa vicenda, è stata la combinazione di videosorveglianza e sopralluoghi: le telecamere non raccontano tutto, ma restringono i margini dell’ignoto, offrendo “piste” spaziali da verificare sul campo. La Polizia Ferroviaria, con competenza specifica sul sedime, ha lavorato in sinergia con i Carabinieri per trasformare un’ipotesi in un percorso concreto lungo i binari.

Questo tratto della Ferrovia Messina–Siracusa, utilizzata anche dalla Metroferrovia di Messina Sud, attraversa quartieri e frazioni costiere con una sequenza di fermate ravvicinate: Contesse, Tremestieri, Mili Marina, Galati, fino a Giampilieri. È una linea elettrificata, a doppio binario, in esercizio da anni come servizio suburbano: una presenza costante che taglia il paesaggio urbano e che, al contempo, introduce un fattore di rischio per chi si avvicina senza consapevolezza o in condizioni di vulnerabilità. Conoscere questa geografia aiuta a comprendere la complessità delle ricerche: non si tratta solo di percorrere strade, ma di esplorare zone di rispetto, tratti in trincea, ponti, sottopassi e canalette, dove la visibilità è ridotta e l’accesso spesso scoraggiante.