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l'indagine

Sequestro di beni a Milano per un imprenditore messinese condannato per mafia

La Direzione investigativa antimafia lombarda ha ricostruito anche il coinvolgimento dell'impresa edile anche in lavori finanziati dal Pnrr

12 Febbraio 2026, 10:26

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Sequestro di beni a Milano per un imprenditore messinese condannato per mafia

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La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha dato esecuzione a tre misure di prevenzione disposte dal Tribunale di Milano – Sezione autonoma Misure di Prevenzione – su proposta congiunta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) meneghina e del Direttore della stessa DIA.

Il primo provvedimento prevede il sequestro di beni per oltre 1,5 milioni di euro a carico di un imprenditore di origini messinesi, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e, più di recente, indagato dal Centro Operativo DIA di Milano su delega della DDA per presunte ipotesi di trasferimento fraudolento di beni, aggravate dal metodo mafioso. Sulla base dei precedenti giudiziari e degli esiti delle mirate indagini economico-patrimoniali svolte dal Centro Operativo milanese, il Tribunale ha ritenuto sussistenti i presupposti del Codice Antimafia per l’adozione in via cautelare della misura ablativa, rilevando come il compendio patrimoniale dell’interessato — composto da una società attiva nel settore edile, oltre a immobili e conti correnti — risulti di presumibile provenienza illecita, in quanto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e alle attività svolte, nonché frutto o reimpiego di proventi delittuosi.

Gli altri due decreti dispongono l’amministrazione giudiziaria, per un anno e con il mantenimento degli attuali organi amministrativi, nei confronti di due S.p.A. affidatarie di lavori per la realizzazione, su tutto il territorio nazionale, di un’infrastruttura pubblica di telecomunicazioni — finanziata anche con fondi PNRR — da implementare mediante una rete in banda ultra larga. Gli approfondimenti documentali ed economico-finanziari relativi all’impresa edile riconducibile al proposto — destinataria nel 2022 di un’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Milano — hanno consentito di ricostruire rapporti contrattuali con le suddette società per l’esecuzione, a vario titolo, di lavori in alcuni cantieri lombardi, per un importo complessivo superiore a 4,5 milioni di euro, avviati nel 2022 e tuttora in corso.

Il quadro delineato fa emergere profili riconducibili alla cosiddetta “colpa di organizzazione”: pur in presenza, almeno formalmente, di procedure e modelli organizzativi adottati ai sensi del D.Lgs. 231/2001, i presìdi di controllo non avrebbero impedito — né intercettato tempestivamente — l’instaurarsi e il protrarsi di rapporti operativi con un’impresa colpita da interdittiva antimafia, tanto più in un contesto operativo di medio-alto livello e riferito ad appalti pubblici con rilevanti profili di sicurezza e di interesse strategico.