Giudiziaria
Frana di Niscemi: tredici indagati, ci sono i quattro ultimi governatori siciliani (Lombardo, Crocetta, Musumeci e Schifani)
L'iscrizione è un atto dovuto per fare chiarezza. Le indagini ricostruiscono 29 anni di presunte omissioni che hanno portato all'evacuazione di 1.500 persone e allo scivolamento di 350 milioni di metri cubi d'argilla
A tre mesi dalla prima frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, quella che di fatto ha bloccato la strada provinciale 12 e non ha fatto scattare alcun allarme idrogeologico, la procura di Gela guidata da Salvatore Vella traccia un primo bilancio e annuncia che ci sono tredici indagati. Fra questi c'è l'attuale ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci (in qualità di governatore siciliano dal 2017 al 2022). Inoltre sono indagati Salvatore Cocina, attuale capo della protezione civile regionale, e Calogero Foti, ex dirigente dello stesso dipartimento. Sono nel mirino della procura anche gli ultimi quattro presidenti della Regione che si sono succeduti dal 2010 al 2026: Lombardo, Crocetta e Schifani.
Iscritti nel registro degli indagati anche gli ex capi della Protezione Civile regionale Calogero Foti e Vincenzo Falgares, e l'attuale capo Salvo Cocina, che erano soggetti attuatori delle ordinanze sulla mitigazione del rischio frana, e i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico Salvo Lizio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello e Giacomo Gargano, delegato dell'ufficio per 39 giorni.
Indagata anche Sebastiana Coniglio, responsabile dell'Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere finanziate con 12 milioni mai spesi.
I nomi sono venuti fuori dalle dichiarazioni del procuratore nel corso della conferenza stampa convocata stamane. «Attualmente - ha detto Vella - abbiamo individuato come soggetti su cui concentrare la nostra attenzione, e su cui riteniamo sussistere elementi che ci hanno portato alla loro iscrizione nel registro degli indagati: il responsabile legale dell'ATI e i soggetti che avevano poteri decisionali per questa ditta che, dal 2009 al 2016, aveva la possibilità di svolgere questi lavori e non li ha svolti. E poi i commissari delegati dalle varie ordinanze di Protezione Civile Nazionale — quindi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri — che in questo periodo sono da individuare nei Presidenti della Regione Siciliana. Quindi stiamo parlando del periodo dal 2010 al 2026, individuati dal DPCM ordinanza 3555 del 2006 e seguenti. Oltre ai commissari, i soggetti attuatori, che dovevano svolgere costantemente l'attività, erano individuati nel Direttore Generale del Dipartimento della Protezione Civile siciliana: dunque i soggetti attuatori che in questo periodo si sono avvicendati. Questi soggetti avevano, e hanno ancora adesso nella loro disponibilità, 12 milioni di euro per la realizzazione delle opere; parliamo di interventi che venivano concretamente individuati in progetti esecutivi e fondi già destinati dal governo nazionale che si trovano, ancora adesso, nelle casse della Regione Sicilia».
In queste settimane il pool frana, i consulenti tecnici - Chiara Cappadonia, Maurizio Gasparo Morticelli, Edoardo Rotigliano – e i poliziotti di squadra mobile e commissariato di Niscemi hanno lavorato nell’andare ad analizzare una mole di documentazione per ricostruire quanto non è stato fatto dopo l’evento franoso del 12 ottobre del 1997. In quell’occasione il quartiere Sante Croci è caduto giù nel precipizio: dovevano essere effettuate delle demolizioni e nello stesso tempo la cabina commissariale e delle relazioni tecniche avevano stabilito gli interventi indispensabili che si sarebbero dovuti avviare per contenere la collina.

Sono passati 29 anni da quella frana, il 15 gennaio il primo cedimento lungo il costone ad ovest della collina di Niscemi, il 25 gennaio invece il boato. Una lunga spaccatura si apre nel viale Angelo D’Arrigo. È domenica, poco prima dell’ora di pranzo. Le abitazioni che si affacciano sul Belvedere vengono sgomberate. C’è chi si allontana senza portare niente, chi invece ha la lucidità di preparare una piccola valigia. Sembrava un’evacuazione momentanea, nel giro di 24 ore invece 1.500 persone hanno abbandonato le loro case. La frana più grande d’Europa – con 350 milioni di metri cubi d’argilla finiti nel precipizio – è scoppiata. In tutta la sua violenza.
Sono trascorsi 90 giorni dall’evento del 15 gennaio – il primo e meno grave – e ora arriva il primo bilancio giudiziario nell’ambito dell’inchiesta per disastro colposo e danneggiamento a seguito di frana. In questi mesi la polizia ha preso documenti sia a Roma che a Palermo che al Comune, oltre al Genio civile di Caltanissetta. E il primo bilancio è servito.