l'inchiesta
L'impronta numero 33, il Dna sotto le unghie e la drammatica lotta: verso il ribaltone del caso di Garlasco a 19 anni dal delitto
La Procura di Pavia è ormai pronta a chiudere definitivamente le indagini su Andrea Sempio: le nuove prove scientifiche scagionerebbero completamente Alberto Stasi, non collocandolo sulla scena e aprendo concretamente la strada a una storica revisione del processo
Diciannove anni dopo la tragica morte di Chiara Poggi, il caso della villetta di via Pascoli a Garlasco sembra giunto a una svolta. La Procura di Pavia è prossima a chiudere la nuova inchiesta con un esito potenzialmente destinato a riscrivere la storia giudiziaria del delitto: gli investigatori ritengono di disporre di riscontri solidi per sostenere l’accusa nei confronti di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, mentre non emergerebbero elementi idonei a collocare Alberto Stasi sulla scena del crimine.
La rinnovata attività investigativa, rilanciata nel 2025 con un avviso di garanzia a Sempio per omicidio in concorso, si fonda su acquisizioni scientifiche e tecniche di ultima generazione. L’impianto accusatorio, stando a quanto trapela, converge ormai esclusivamente su Sempio. Tra gli elementi più significativi figurano la rivalutazione delle tracce genetiche rinvenute sotto le unghie di Chiara e una scoperta dattiloscopica ritenuta cruciale: l’“impronta numero 33”, individuata sulla parete della scala nei pressi del corpo, sarebbe stata attribuita al palmo destro di Sempio grazie alla coincidenza di 15 minuzie. Cambia anche la ricostruzione della dinamica.
La consulenza della medico-legale Cristina Cattaneo colloca il decesso tra le 10:30 e le 12:00, con maggiore probabilità tra le 11:00 e le 11:30, e documenta una colluttazione tra la vittima e l’aggressore, smentendo l’ipotesi, a lungo ritenuta plausibile, di un attacco fulmineo senza reazione. Un quadro che incide in modo potenzialmente rilevante sulla posizione di Alberto Stasi, oggi in semilibertà dopo la condanna definitiva a 16 anni pronunciata dalla Cassazione nel 2015. Secondo la nuova inchiesta, diversi dati scientifici che contribuirono alla condanna di Stasi vengono ora messi in discussione. Il materiale biologico trovato sui pedali della sua bicicletta presenterebbe valori identici, fino ai decimali, a quelli rilevati su un cucchiaino utilizzato da Chiara a colazione, circostanza che suggerirebbe una contaminazione del reperto.
Inoltre, la bloodstain pattern analysis escluderebbe che l’autore del delitto si sia lavato le mani o abbia impiegato il lavabo del bagno al piano terra. Qualora tali conclusioni fossero confermate in un eventuale dibattimento, si aprirebbe la strada a una possibile revisione del processo a carico di Stasi. Parallelamente, sull’intero impianto si proietta l’ombra dell’indagine della Procura di Brescia, che ha iscritto nel settembre 2025 l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari. L’ipotesi, tutta da verificare, riguarda presunte interferenze e movimentazioni bancarie opache dirette a favorire l’archiviazione dell’indagine su Sempio nel 2017.
L’inchiesta pavese, nel frattempo, ha escluso definitivamente piste prive di riscontri, come i presunti riti satanici o il coinvolgimento delle gemelle Cappa. Con l’imminente chiusura delle indagini preliminari, le difese potranno depositare memorie prima che la Procura si pronunci sull’eventuale richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio.