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La sentenza

Il pizzo sulle barche dell'Isola Bella e il controllo della fascia ionica, 20 anni per i vertici del clan Cintorino

Condanne, interdizioni e misura di sicurezza, confermato il controllo su spaccio, estorsioni e servizi nautici a Taormina

15 Maggio 2026, 18:46

19:27

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Condanne pesanti per i vertici del clan Cintorino. Stamattina la giudice per le udienze preliminari Tiziana Leanza ha letto la sentenza per 37 dei 65 indagati della maxi operazione antimafia delle Dda di Catania e Messina che nel 2025 svelò il controllo mafioso tra Taormina e Giardini. Vent'anni di reclusione – con rito abbreviato è il massimo della pena - per figure centrali come Letterio Ciprone, Riccardo Pedicone e Nicola Russo. Vent'anni anche per Carmelo Le Mura, mentre Renato Alfonso dovrà scontare sedici anni e otto mesi di reclusione. Per molti imputati, tra cui Giuseppe Ariosto con sette anni e sei mesi e Salvatore Cantarella con otto anni e quattro mesi, è stata applicata la recidiva. Oltre alla reclusione, la sentenza impone il pagamento delle spese processuali e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per la quasi totalità dei coinvolti. Il giudice ha applicato anche la misura di sicurezza della libertà vigilata per tre anni a Carmelino Antonino D'Amore e Vincenzo Ronsisvalle, mentre ha pronunciato alcune assoluzioni specifiche per Fabio Balzano e lo stesso Nicola Russo limitatamente ad alcuni capi d'accusa.

L'operazione aveva smantellato le nuove leve della criminalità organizzata tra Taormina e Giardini Naxos. L’inchiesta aveva svelato la persistente operatività del clan Cintorino, costola messinese della potente famiglia catanese dei Cappello. Il clan controllava lo spaccio di droga, ma non solo: imponeva il pizzo alle attività turistiche e commerciali. Erano riusciti anche ad infiltrarsi nella gestione dei servizi nautici legati all'Isola Bella.

La sentenza letta oggi a Messina conferma l'impianto accusatorio della procura guidata da Antonio D'Amato.