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L'inchiesta

Il "cappello" mafioso sugli affari turistici della fascia jonica: il boss inviato da Catania per gestire i soldi sporchi

Il potere criminale del clan Cintorino anche su Isola Bella: a Catania il pm ha formulato le richieste di pena per gli imputati del filone processuale che si incrocia con il capitolo messinese

16 Maggio 2026, 14:54

21:33

Blitz antidroga tra Catania e Messina

Blitz antidroga tra Catania e Messina

Che i clan mafiosi catanesi avessero acceso i radar sulle attività turistiche di Isola Bella a Taormina era già emerso prima della Pandemia Covid. Le indagini del Gico della Guardia di Finanza di Catania avevano cristallizzato il mare grigio delle infiltrazioni che fu creato attorno al business dei noleggi e dei giri in barca. Ma il circuito criminale era ben più largo e radicato. I finanzieri hanno continuato a intercettare e indagare scovando altri settori dove il clan Cappello e gli alleati Cintorino si erano infilati con tutte le scarpe. Poi sono arrivati due collaboratori di giustizia, Carmelo Porto - numero 1 fino alla collaborazione della famiglia di Calatabiano - e Carmelo Liistro, uomo di peso del clan Cappello di Catania.

Mentre il Gico stava indagando, c'era aperta anche un'inchiesta parallela della Dda di Messina affidata ai Carabinieri (ieri sono arrivate le condanne in abbreviato). E i due filoni per nomi e circostanze si incrociavano molte volte. Lo scenario che viene fuori dalle due indagini è quello di una commistione economica-criminale basata però sui vecchi principi dell'estorsione. Il salto finanziario venuto fuori dal blitz Isola Bella era stato sostituito in parte dai metodi violenti e intimidatori della mafia old style.

A Catania il pm Alessandro Sorrentino ha avanzato le richieste di pena per gli imputati ammessi all'abbreviato. Ma prima di andare agli anni di carcere sollecitati è bene riorganizzare il quadro accusatorio. «Il gruppo criminale al centro del processo - annota il sostituto procuratore - operava nell’area ionica della provincia di Catania, a cavallo con quella di Messina, in particolare tra Calatabiano, Giardini Naxos e zone limitrofe, con epicentro proprio a Calatabiano».

Il clan Cintorino, nel periodo focalizzato nel procedimento, sarebbe stato diretto da Mariano Spinella, condannato nel 2020 per l'omicidio di Domenico Mazzullo avvenuto a Calatabiano nel novembre 2002. Ma una figura senz'altro emergente è Cristopher Cintorino, nipote del padrino Nino Cintorino. Il rampollo del clan «faceva valere la sua autorità derivante dai vincoli di sangue nel dirigere il traffico di stupefacenti» nell'asse Catania-Giardini Naxos. E poi c'era Alessandro Galasso, fratello del leader storico Pietro, che avrebbe mantenuto grazie ai cellulari i contatti con il detenuto Spinella. Ma è Riccardo Pedicone, coinvolto nella famosa sparatoria dell'8 agosto 2020 al viale Grimaldi di Catania, il referente inviato a Giardini Naxos per gestire gli affari che dovevano far guadagnare i soldi per il mantenimento dei capimafia in carcere.

Gli imputati sono accusati a vario titolo di mafia, estorsione e droga. Ecco le richieste di pena formulate dal pm al gup: Christopher Filippo Cintorino 20 anni di reclusione, Carmelo Mobilia 20 anni di reclusione, Riccardo Pedicone 18 anni e 4 mesi di reclusione, Cinzia Muratore 18 anni e 4 mesi di reclusione, Diego Enrico Mavilla 16 anni di reclusione, Carmelo Spinella 16 anni di reclusione, Alessandro Galasso 10 anni di reclusione, Gianluigi Muratore 10 anni di reclusione, Giovanni Lorenzo Salvatore Ramo 7 anni e 4 mesi di reclusione, Maria Stefania Spinella 3 anni di reclusione, Ciro Ricciardi 3 anni di reclusione ed euro 8.000 di multa, Anna Tremante 3 anni di reclusione ed euro 8.000 di multa, Andrea Silvestro 2 anni e 4 mesi di reclusione ed euro 8.000 di multa, Antonino De Luca 2 anni e 4 mesi di reclusione ed euro 8.000 di multa.