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«Il governo regionale risponda sugli Orti di Cibali»: l'interrogazione all'Ars per chiedere certezze sul divieto di costruire

Pochi giorni prima dell’incendio, Giovanni Burtone e il gruppo Pd all’Ars avevano chiesto al presidente Schifani e agli assessori di mettere un punto, stavolta definitivo, su ogni idea edificatoria per il Centro direzionale

18 Maggio 2026, 06:30

«Il governo regionale risponda sugli Orti di Cibali»: l'interrogazione all'Ars per chiedere certezze sul divieto di costruire

«La coincidenza temporale è certo un po’ sospetta». Giovanni Burtone, sindaco di Militello in Val di Catania e deputato regionale del Partito democratico, non si spinge a immaginare connessioni dirette. Però, certo, il fatto che quando capita che l’opinione pubblica cominci a interrogarsi sul futuro della zona del Centro direzionale Cibali, quella che fu degli Orti ricompresi fra le vie Cave Villarà, dei Piccioni e Sabato Martelli Castaldi, allora quella zona vada a fuoco dà da pensare.

Era successo nel lontanissimo 2017: il 10 luglio di quell’anno la giunta comunale, allora guidata dal sindaco Enzo Bianco, aveva approvato una variante per permettere l’edificazione di 165mila metri cubi di spazio; due giorni dopo, il 12 luglio 2017, in una giornata di vento come quella di sabato, tutto a fuoco, fino quasi alle case.

È successo di nuovo qualche settimana prima delle elezioni amministrative del 2023: dopo qualche manifestazione di cittadini che chiedevano un grande parco urbano, il 24 maggio 2023 un altro incendio, più modesto, ma ugualmente pericoloso.

Adesso questo, sabato 16 maggio, in un momento storico in cui il dibattito sul futuro dell’area non si placa da almeno un anno. Da quando, cioè, i terreni del Centro direzionale Cibali sono stati messi in vendita, all’asta, per 4,9 milioni di euro. Una manciata di spicci per una pubblica amministrazione. Che, però, non ha ancora trovato la chiave per un acquisto che non sembra avere controindicazioni. Infine, da poche settimane, le aree sono disponibili su un sito immobiliare, come terreni edificabili (prezzo solo su richiesta).

«Il problema, oltre alle risorse finanziarie (su cui avrei un'idea), è il costo della manutenzione», ha scritto il sindaco Enrico Trantino su Facebook, dopo il rogo, ricordando di essere stato fra i primi, tra i banchi del Consiglio comunale nel 1988, a opporsi - peraltro con successo - alla cementificazione in mano agli imprenditori più famosi, e controversi, di Catania (tre dei quattro storici cavalieri del lavoro: Carmelo Costanzo, Francesco Finocchiaro e Gaetano Graci).

Il fuoco, appunto, arriva in questo clima. Il 12 maggio, il tema del futuro degli Orti di Cibali era stato sollevato all’Assemblea regionale siciliana da Burtone. E poi era finito in un’interrogazione parlamentare democratica, firmata da Burtone in primis e poi dal resto del gruppo all’Ars (seconda firma quella della catanese Ersilia Saverino).


«L’area potrebbe ospitare un articolato sistema di verde pubblico comprendente orti urbani, parco agricolo, percorsi naturalistici, aree dedicate alla memoria geologica della colata lavica del 1669(su cui insiste un vincolo di tutela di livello 3 della sovrintendenza, ndr) e sistemi di drenaggio urbano sostenibile utili alla mitigazione del rischio idraulico», si legge nell’interrogazione destinata al presidente della Regione, all’assessora all’Ambiente e all’assessore ai Beni culturali. «È necessario - scrive Giovanni Burtone - che il governo regionale si attivi urgentemente con ogni strumento e misura utile al fine di procedere alla acquisizione dell’area “Orti di Susanna” per l’importante ruolo e funzione che questa svolge all’interno della città di Catania”».


Da cui le richieste, formalizzate all’amministrazione regionale. Intanto, sapere se il governo sia «consapevole della necessità di impedirne definitivamente ogni ulteriore trasformazione edificatoria». E poi «se intendano adottare ogni strumento e iniziativa utile finalizzata all’acquisizione pubblica dell’area, anche d’intesa con il Comune di Catania e con gli altri enti competenti e scongiurare definitivamente nuove operazioni speculative o edificatorie incompatibili con le caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche e climatiche del sito». E infine se «ritengano strategico, sotto il profilo ambientale, paesaggistico, urbanistico e climatico, mantenere l’area integralmente inedificata coerentemente con gli obiettivi regionali di contrasto al consumo di suolo e di adattamento climatico e destinarla a finalità pubbliche come la realizzazione di un grande parco urbano pubblico e naturalistico, quale infrastruttura verde strategica per la città di Catania e per l’intera area metropolitana».

Tutte domande legittime e, soprattutto, subito dopo questo ulteriore incendio, a cui è urgente dare risposta.