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Isole Ciclopi, un drone marino mapperà i fondali: come sono cambiati dopo il ciclone Harry?

Nel team dell'Area Marina Protetta, due i piloti formati per utilizzare il nuovo strumento tecnologico

18 Maggio 2026, 06:25

11:55

Isole Ciclopi, un drone marino mapperà i fondali dopo Harry

Tra i faraglioni lavici di Acitrezza che la leggenda collega al mito di Polifemo, l’Area Marina Protetta delle Isole Ciclopi custodisce uno dei paesaggi sommersi più suggestivi del Mediterraneo. Un universo silenzioso e vibrante, modellato dal fuoco dell’Etna e dalla pazienza del mare, dove la roccia vulcanica si trasforma in rifugio per una straordinaria biodiversità marina.

Ma cosa nasconde il fondale che appare come una cattedrale naturale di basalto nero? E soprattutto come è cambiato dopo la furia del ciclone Harry? A questi interrogativi potrà rispondere la nuova strumentazione tecnologica per il monitoraggio dei fondali marini che il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica - con il supporto scientifico di Ispra e grazie ai fondi messi a disposizione dal Pnrr (con la misura sulla digitalizzazione delle Aree marine protette) - ha assegnato all’area marina protetta Isole Ciclopi.

Si tratta di un avanzatissimo strumento, altamente innovativo dal punto di vista tecnologico, costituito da un veicolo di superficie senza pilota (Usv) Otter, implementato con un sistema multibeam, una tecnologia avanzata di mappatura che utilizza fasci acustici per rilevare e ricostruire con elevata precisione la morfologia dei fondali marini, permettendo di studiare habitat, biodiversità e cambiamenti dell’ambiente sommerso.

«Questo nuovo strumento - dice a La Sicilia il presidente dell’Area Marina Protetta Isole Ciclopi Giuseppe Molino - rappresenta il fiore all’occhiello della Ramps, la rete delle aree marine protette siciliane e in questi giorni proprio da noi si è tenuto un corso per abilitare i tecnici all’utilizzo di questo apparecchio fotografico che dalla superficie riesce a mappare quello che c’è nei fondali».

Strumento che potrà essere impiegato in rete per favorire l’implementazione delle tecnologie e la condivisione dei risultati ottenuti dalla loro applicazione non solo a Catania, ma anche nelle altre aree marine protette dell’isola. Tra i piloti addestrati ci sono Maria Lisa Spina e Marina Nociforo.

Le antiche colate laviche hanno creato canyon, terrazze sommerse e grotte che si alternano a praterie di Posidonia, vere foreste marine capaci di ossigenare l’acqua e proteggere numerose specie ittiche. La luce del sole, filtrando attraverso l’acqua cristallina, accende improvvisamente il paesaggio di riflessi blu e smeraldo, facendo emergere i colori accesi delle gorgonie, delle spugne e delle stelle marine.

«Ho una curiosità immensa - continua Molino - capire quello che è accaduto dopo il ciclone Harry e solo attraverso questo studio e questa mappatura di superficie sicuramente potremo avere risposte. Anche perché grazie alla copertura e all’autonomia che l’attrezzatura possiede sarà possibile capire effettivamente cosa è accaduto. A occhio nudo si è potuto vedere come gli scogli siano entrati all’interno di alcune case ad Acitrezza. Questo è solo un esempio dell’utilizzo che possiamo fare di questo strumento tecnologico, oltre a mappare la Posidonia, trovare relitti o vedere come in un arco temporale il fondale è mutato. È chiaro che la tecnologia non è il solo ausilio per tutelare l’area marina protetta, ci vuole tanta buona volontà soprattutto dell’uomo».

L’area marina protetta, istituita nel 1989, si estende nel tratto di mare antistante Acitrezza e comprende il piccolo arcipelago delle Isole dei Ciclopi e il tratto di mare tra Capo Mulini e Punta Aguzza nel comune di Aci Castello. Oggi rappresenta un laboratorio naturale di grande valore scientifico. Biologi e studiosi osservano qui la convivenza tra ambiente vulcanico e habitat marino, una combinazione rara che rende i fondali dei Ciclopi un patrimonio unico per l’intero Mediterraneo. La trasparenza delle acque consente immersioni spettacolari anche a profondità moderate, attirando subacquei e fotografi naturalisti da tutta Europa.

Nuotando tra le rocce, non è raro incontrare branchi di castagnole nere, saraghi argentati e occhiate che si muovono all’unisono come un unico organismo. Nelle fenditure più profonde trovano riparo murene e polpi, mentre i ricci di mare punteggiano il basalto con la loro presenza discreta. Ogni anfratto racconta l’equilibrio delicato di un ecosistema protetto, dove la vita marina riesce ancora a seguire ritmi antichi.

Ma la vera meraviglia delle Isole Ciclopi è forse il dialogo continuo tra mito e natura. Le sagome scure dei faraglioni emergono dal mare come guardiani arcaici, mentre sotto di essi si estende un mondo sommerso che sembra appartenere a un tempo remoto. Qui il paesaggio non è soltanto bellezza: è memoria geologica, identità culturale e ricchezza biologica fuse insieme.

Proteggere questi fondali significa preservare una delle pagine più affascinanti del Mediterraneo. Un luogo dove il mare conserva ancora il respiro primordiale della lava e il silenzio profondo delle sue origini.