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comitato a capo peloro

«Anche loro sanno che il progetto del Ponte non sta in piedi»: 250 firme per chiedere le dimissioni del Cda

Petizione alla manifestazione organizzata a Messina dopo l’inchiesta sulla corruzione

13 Giugno 2026, 23:03

23:10

«Anche loro sanno che il progetto del Ponte non sta in piedi»: 250 firme per chiedere le dimissioni del Cda

Sono 250 le firme raccolte in appena un'ora al presidio No Ponte a Capo Peloro. Ieri pomeriggio, proprio lì dove sorgerebbe il pilastro dal lato siciliano del Ponte sullo Stretto, il comitato No Ponte Capo Peloro ha organizzato una protesta.

Una manifestazione organizzata subito dopo la notizia dell'inchiesta, lo scorso martedì. Secondo l’ipotesi dei pm della procura di Roma, l’avvocato Giacomo Saccomanno, ex commissario della Lega in Calabria (ed ex membro del Cda della Stretto di Messina), assieme all’imprenditore Vincenzo Virgiglio avrebbero promesso al giudice della Corte dei conti, Tommaso Miele (che nel frattempo si è dimesso dal collegio dei revisori dei conti del Csm) la possibilità di ricoprire cariche in enti pubblici in cambio di attività per condizionare l’esame di legittimità della Corte dei conti sull’approvazione del progetto definitivo della grande opera.

«Al di là degli aspetti penali, l'inchiesta denota, con tutta evidenza, che anche loro sanno che questo progetto non poteva stare in piedi, né dal punto di vista tecnico, né dal punto di vista amministrativo», dice Armando Hyerace, segretario provinciale del Pd, anche lui presente al presidio. Dello stesso avviso, Aurora Notarianni, l'avvocata che ha seguito i ricorsi presentati dalle associazioni ambientaliste: «Il tentativo di corruzione dimostra che anche loro sono consapevoli, che il progetto non è fattibile sia da un punto di vista tecnico, sia normativo, altrimenti non avrebbero forzato i giudici della corte».

«Noi da tempo denunciavamo che ci fossero elementi poco chiari, sia sul piano tecnico, amministrativo», così interviene anche Pietro Patti, segretario generale della Cgil Messina, anche lui al presidio No Ponte. Che insiste: «Chiediamo che le risorse vengano destinate a vere urgenze per la Sicilia, a cominciare dal potenziamento dei mezzi per l'attraversamento nello Stretto».

Intanto la lotta contro la grande opera si infittisce, il comitato Invece del Ponte ha annunciato una conferenza stampa per lunedì mattina a Messina, per illustrare gli argomenti di un esposto presentato all'Antitrust: «L’intero iter progettuale del ponte, i provvedimenti normativi del governo Meloni e il recente parere dell’Autorità di regolamentazione dei trasporti determinano profili di aiuto di Stato e violazione della concorrenza per l’attraversamento dello Stretto».

Mentre dal presidio di Capo Peloro annunciano: «Abbiamo inviato una lettera al Consiglio superiore dei Lavori pubblici che dovrà adesso esprimere il parere richiesto dal ministero dei Trasporti sul progetto definitivo, e siamo sicuri che dopo quest'indagine ci sarà molta attenzione a valutare tutti gli aspetti critici di un progetto che non sta in piedi».