Il ferimento di febbraio
Il pestaggio in discoteca, il piano di vendetta e i kalashnikov: «Siamo andati nella tana dei lupi»
Scattano tre arresti, fra cui la vittima. Guerra fra i Cappello e i Santapaola
«Siamo andati nella tana dei lupi». L’intercettazione registrata in una stanza dell’ospedale Garibaldi di Catania sintetizza quello che è accaduto la notte del 15 febbraio scorso. Una notte di violenza che è partita dalla discoteca alla Vecchia Dogana e si è chiusa all’incrocio fra la via Giuseppe Fava e il viale Mario Rapisardi.
È qui che alcuni passanti hanno trovato riverso sull’asfalto il 24enne Giuseppe Benedetto Vintaloro ferito alla spalla e all’ascella destra da alcune mitragliate. Accanto al giovane insanguinato la moto Bmw. Vintaloro è finito dietro le sbarre per possesso illegale d’arma da fuoco. E assieme a lui sono stati arrestati Federico Cristaldi detto “u pumperi” e Agatino Vitale “u farmacista”. Ma per loro l’accusa è tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso. Il gip Ottavio Grasso ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere che è stata eseguita dalla squadra mobile di Catania.
Vintaloro, prima di entrare in sala operatoria, ha detto ai poliziotti che qualcuno gli aveva sparato alla Circonvallazione. Anche la madre ha tenuto in piedi la bugia: un problema legato a un incidente stradale avrebbe scatenato la reazione di “fuoco”. Fin da subito gli investigatori hanno capito che la vittima stava mentendo. E, quindi, sono scattate le intercettazioni, i controlli dei tabulati telefonici e le analisi delle telecamere di videosorveglianza in diverse zone di Catania. Ne è venuta fuori la sceneggiatura di un romanzo criminale. La location del primo capitolo è stato il locale al porto di Catania. Due ragazzini sono stati picchiati da un branco. Alle due di notte Vintaloro ha ricevuto la chiamata dal fratellino minore, che sarebbe uno dei due giovanissimi massacrati a botte. «Hanno toccato il mio sangue», dirà qualche giorno dopo. Quella notte però è scattata la reazione di Vintaloro che, assieme ad altri cinque, ha deciso di partire da San Giorgio fino alla “tana del lupo” in via Capo Passero. All’angolo del civico 121 con viale Tirreno le tre moto, una Bmw e due Africa Twin, sono arrivate dopo le tre di notte. Mentre i pusher, in pieno turno di spaccio, si sono rifugiati all’interno dei palazzi sono partite le sgommate di una Mercedes con il tettuccio apribile con all’interno Cristaldi e Vitale e una Smart con altre persone rimaste, però, ignote. La cosa certa è che i passeggeri delle due auto erano armati di mitra e kalashnikov. È scattato un inseguimento con le mitragliate in corsa: Vintaloro è stato colpito dai proiettili. Il plotone di motociclisti ha risposto al fuoco. Nella fuga il 24enne si è liberato della pistola e, all’altezza di piazza Bonadies, di un marsupio con tremila euro. Questi dettagli sono emersi grazie alle conversazioni captate in ospedale durante il ricovero di Vintaloro. «Mi hai sucato la minchia, ci sono microspie ovunque», diceva il ferito alla madre. Ma nonostante i sospetti ha continuato a parlare spiegando i rischi che avevano corso per difendere il ragazzino che era andato a ballare. «Stavamo finendo nei tabuti». Eppure il fratello lo avrebbe avvertito di evitare. Il gip, analizzando l’imponente quadro probatorio raccolto dalla squadra mobile, ha evidenziato come dietro l’agguato si nascondesse uno scontro fra il gruppo dei Cappello, capitanato da Andrea Calabretta, e la cellula dei Santapaola che fa riferimento a Giuseppe Nicolosi “Ciaramedda”. Qualche giorno dopo l’inseguimento con sparatoria è stato appiccato il fuoco al chiosco che fa riferimento al boss di Cosa Nostra. Anche Vintaloro ha commentato l’episodio in ospedale, chiedendo di poter vedere le immagini di videosorveglianza.
Da quello che ha raccontato il pentito Sam Privitera il braccio destro di Calabretta, al momento detenuto e gestore dell’angolo “121” di via Capo Passero, è proprio Cristaldi. Vintaloro è strettamente legato al genero di Ciaramedda, che stava meditando vendetta. Una tremenda vendetta. «Ammazzo nella culla anche i bambini».


