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cronaca

Aggressione al carcere di Enna: agente in ospedale, sindacati parlano di "polveriera ad orologeria"

Dopo la rivolta dei giorni scorsi i rappresentanti della PolPen lanciano l'allarme su carenza di organico e turni estenuanti

08 Luglio 2026, 18:30

Aggressione al carcere di Enna: agente in ospedale, sindacati parlano di "polveriera ad orologeria"

Il carcere di Enna

A pochi giorni dalla rivolta nel penitenziario di Enna, durante la quale alcuni reclusi — poi arrestati e trasferiti — hanno devastato il vecchio padiglione dell’istituto, si è verificato un nuovo episodio di violenza. Nel primo pomeriggio un agente della polizia penitenziaria è stato aggredito e trasportato al pronto soccorso. L’uomo è stato colpito dopo aver intimato a un detenuto di rientrare in cella.

Il clima all’interno della casa circondariale “Luigi Bodenza” resta molto teso. «È una situazione insostenibile. Il carcere di Enna è una polveriera ad orologeria. L’aggressione di oggi è la testimonianza del non rispetto delle regole a cui i detenuti non vogliono sottostare. È oramai un bollettino di guerra: ore di servizio interminabili, sovraccarico senza limiti di lavoro in più posti di servizio. Non abbiamo il tempo di arrivare a casa dopo turni estenuanti che veniamo richiamati, dentro l’istituto, per qualche emergenza. Da anni lamentiamo sempre lo stesso problema, quello della carenza di organico e della necessità di istituire urgentemente strutture idonee con regole di ingaggio serie e vere per la gestione dei detenuti più violenti», ha dichiarato Filippo Bellavia, consigliere nazionale e segretario provinciale dell’Unione sindacati polizia penitenziaria.

“Quello che sta accadendo ad Enna è semplicemente intollerabile”: a denunciarlo è Donato Capece, segretario generale del Sappe.

“A pochi giorni dalla devastante rivolta che ha distrutto un intero padiglione detentivo, registriamo l’ennesima aggressione ai danni di un appartenente alla Polizia Penitenziaria. È il segnale evidente che la situazione continua a essere gravissima e che le misure adottate sino ad oggi non sono state sufficienti a ristabilire condizioni minime di sicurezza”, afferma in una nota.

“Ancora più sconcertante,” prosegue Capece, “è constatare che, nonostante il sopralluogo effettuato dai Vigili del Fuoco, dal quale sarebbe emersa l’inagibilità del padiglione interessato dalla rivolta, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Palermo continua a non assumere quei provvedimenti urgenti che il buon senso e la tutela del personale imporrebbero”.

Chi ha responsabilità di governo dell’Amministrazione penitenziaria deve assumersi l’onere di decidere. Non è pensabile scaricare ogni giorno sulle spalle della Polizia Penitenziaria il prezzo dell’inerzia amministrativa. I nostri uomini hanno già dimostrato coraggio, professionalità e spirito di servizio durante la rivolta. Oggi vengono nuovamente aggrediti mentre lavorano in condizioni proibitive”, conclude Capece,

sollecitando un intervento immediato del Ministero della Giustizia e del capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.