il crollo di messina
La tragedia "annunciata" di Pistunina: il collasso ad "effetto pancake" e gli allarmi lanciati nei giorni precedenti
I super esperti al lavoro da ieri verificheranno le modifiche fatte negli anni alla struttura, mentre saranno i telefoni sequestrati a dire da quanto tempo si sapeva che c'erano crepe e vibrazioni
Il crollo della palazzina di tre piani in via Giorgio La Pira del 30 luglio scorso nel quartiere di Pistunina, a sud di Messina, resta al centro di un’indagine complessa che intreccia il dramma umano delle ricerche con la meticolosità delle perizie tecniche.
A due settimane di distanza dal crollo ancora non sono stati rintracciati gli ultimi dispersi.
L'attesa dei familiari di Santino Magazzù e di Lhairu Warnakulasuriya non è ancora terminata. Si susseguono i comunicati dei Vigili del fuoco tutti uguali, perché di loro non c'è traccia. Alcuni resti sono stati trovati e analizzati dagli specialisti del Ris e dai medici legali incaricati, Elvira Ventura Spagnolo e Gennaro Baldino.
Oggi potrebbero esserci i primi risultati. Innanzitutto bisognerà capire se si tratta di resti umani, poi se quei resti appartengano ai due dispersi o a due delle 4 vittime recuperate. Dei 4 cadaveri, infatti, due di questi non erano integri. Un incendio “covante”, come lo aveva definito il capo provinciale dei Vigili del fuoco, Michele Burgio, aveva, d'altronde, complicato le operazioni di recupero il primo giorno, e nei corpi delle 4 vittime c'erano segni evidenti di ustioni. Potrebbe quindi non essere più possibile rintracciare gli ultimi due dispersi? Le operazioni dei Vigili del fuoco continuano senza sosta, anche nel revisionare le macerie trasportate nell'area parcheggio del San Filippo. Intanto oggi inizieranno a lavorare i tre super esperti nominati dalla procura, Andrea Prota, professore di Tecnica delle Costruzioni all'Università Federico II di Napoli, Antimo Fiorillo, ingegnere dello stesso ateneo partenopeo, e Rodolfo Urbani, ingegnere messinese. Sono tutti e tre strutturisti, e studieranno le planimetrie e i lavori di adeguamento. Dovranno chiarire, infatti, se ci siano state modifiche alla struttura originaria negli anni che abbia finito per indebolirla. Questa l'ipotesi più accreditata al momento. Ma niente è ancora escluso. Al piano terreno c'erano dei lavori in corso, lavori di ammodernamento perché lì doveva aprire un supermercato Famila. Nei giorni precedenti c'erano vibrazioni, e alcuni pilastri avevano delle crepe.
Allarmi che erano stati dati ai proprietari dello stabile, i fratelli Leone, Carmelo, Rosa e Sara, che abitavano lì e che sono rimaste vittime nel crollo. Per questi allarmi, Carmelo aveva chiesto ad una ditta di controllare alcuni pilastri. Si tratta della ditta di Pasquale D'Alì, uno dei tre indagati per il crollo, che ha riferito ai magistrati durante l'interrogatorio, che era stato incaricato di controllare i pilastri. La struttura, dunque preoccupava. Il prossimo 24 agosto a Catania, sarà fatta l'estrazione forense dei dati dei cellulari sequestrati. Sarà più chiaro, dunque, da quanto tempo era stato dato l'allarme di crepe e vibrazioni, e da chi. Qualcuno ha ignorato? La Procura di Messina, guidata da Antonio D'Amato ha scritto nel capo di imputazione i Leone, come responsabili di lavori che hanno causato il crollo. Si tratta tuttavia di una prima ipotesi temporanea, solo gli approfondimenti delle indagini diranno se è davvero così.