il furto al MuMe
Il giallo dei custodi "sordi" al museo di Messina: l'ombra del licenziamento sui quattro di turno
Il sistema di sicurezza ha registrato tutto ma la vigilanza non ha avvertito il furto, rintracciata a fatica dalle forze dell'ordine dopo il colpo
Ferragosto è stato segnato a Messina da un furto eclatante che ha scosso le istituzioni regionali: sei preziosissime tavole di Antonello da Messina, dal valore stimato in decine di milioni di euro, sono state sottratte dal Museo Regionale di Messina. Oltre allo smarrimento per la perdita temporanea dei capolavori, nel mirino è finita la condotta del personale di vigilanza: per i quattro custodi presenti al momento dell’irruzione è imminente l’avvio di un procedimento disciplinare che, nei casi più gravi, può sfociare nel licenziamento.
Le prime ricostruzioni fanno emergere pesanti interrogativi sull’efficacia dei controlli interni. Al momento dell’intrusione l’allarme sarebbe scattato immediatamente e le telecamere di videosorveglianza avrebbero ripreso con chiarezza l’azione dei ladri.
Nonostante segnali acustici e visivi, i quattro addetti in servizio – due donne, dipendenti regionali, e due uomini, ex lavoratori Asu impiegati presso la Servizi Ausiliari Sicilia (SAS) – non si sarebbero accorti di nulla.
Il quadro è apparso ancor più sconcertante nelle fasi successive. Durante la fuga, la banda ha abbandonato due delle tavole trafugate. Le forze dell’ordine hanno tentato a lungo di mettersi in contatto telefonico con il personale all’interno del museo, ottenendo risposta solo dopo diversi tentativi.
I custodi sono usciti dall’edificio rendendosi conto del colpo soltanto di fronte alle opere recuperate. Le due tavole erano state rinvenute intorno alle 21 da una coppia di passanti, che aveva immediatamente chiamato il 112.
Sul fronte istituzionale, Polizia e Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno ascoltato i quattro dipendenti, mentre la Regione Siciliana ha adottato la linea dura: gli addetti alla vigilanza sono stati collocati in ferie d’ufficio.
Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha disposto un’ispezione interna immediata; l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, ha effettuato un sopralluogo al museo per confrontarsi con lo staff e fare luce sull’accaduto.
Dai primi riscontri amministrativi sui verbali interni redatti nei giorni precedenti al furto non emergerebbero anomalie gestionali.
Ciononostante, il dipartimento regionale dei Beni culturali è pronto ad avviare la procedura disciplinare formale: si attende la relazione ufficiale della direttrice del museo, Marisa Mercurio, per dare corso all’iter che potrebbe culminare con il licenziamento dei quattro custodi.
A complicare ulteriormente il quadro sono le dichiarazioni di Elisabetta Bonfato, la cittadina che, insieme al marito, ha ritrovato le due tavole abbandonate. Secondo il suo racconto, due delle alte sbarre metalliche della recinzione esterna non sarebbero state forzate la notte del furto, ma apparivano “visibilmente allargate” già da mesi, segnalando una vulnerabilità strutturale nota e rimasta irrisolta.
Le indagini proseguono a ritmo serrato per recuperare le restanti opere e accertare le responsabilità individuali in un episodio che, secondo gli inquirenti, poteva essere evitato.