Il furto
Le opere di Antonello rubate al Museo di Messina, una porta lasciata senza allarme per fare arrivare il delivery
Uno dei quattro custodi che si trovavano quella sera nella struttura ha dato agli inquirenti una versione diversa rispetto agli altri tre. Di sicuro, i ladri non erano professionisti
Una versione diversa da quella degli altri custodi. Dei quattro presenti la sera del 15 agosto al Museo Regionale di Messina, due donne e due uomini, uno ha rilasciato delle dichiarazioni diverse dagli altri tre, contraddittorie rispetto agli altri. Ma non è indagato. Non ancora almeno. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Questo è quanto emerso dagli interrogatori.
I quattro custodi sono stati sentiti come persone informate sui fatti. Hanno raccontato cos'è successo quella sera quando la polizia ha bussato alla loro porta per avvertirli che avevano subito un furto. Non uno qualunque, ma addirittura quello delle opere di Antonello. Loro non si erano accorti di niente. E tra i loro racconti e le immagini di sorveglianza ecco com'è andata.
I due custodi uomini quel giorno sono arrivati in anticipo. Non assieme, uno molto prima dell'orario di lavoro. L’altro quasi a ridosso. Le due donne, invece, sono arrivate con qualche minuto di ritardo. Il primo arrivato in realtà quel giorno non doveva neanche essere lì. Lui, fino a poco tempo prima impiegato al Museo come aiuto giardiniere, quel giorno doveva essere libero, ma poi un collega lo ha pregato di cambiare orario (non è il custode che ha dato la versione diversa).
Il turno di lavoro inizia e i quattro lasciano una delle porte senza allarme. A breve arriverà un delivery, per questo lo disinseriscono. Da quella porta entrano i due ladri. Sono di bassa statura e con il viso coperto da caschi. Forzano con un piede di porco la serratura della porta senza allarme, ma appena stanno per entrare, scatta quello interno alla sala. Si bloccano, esitano qualche istante e poi entrano. Prendono prima il bifronte, spaccando il vetro con una mazza.
Si muovono senza avere cura delle opere. Entrano nella sala del polittico e si muovono in modo rozzo. Con un salto staccano la tela centrale in alto che cade a terra. Poi senza alcuna accortezza portano le tele del polittico all'esterno, dove le faranno passare attraverso le grate. È ormai sera, l'attenzione di tutta la città è altrove: in centro si festeggia l'assunzione della Madonna in cielo, nella tradizionale processione della Vara. Il culmine dei riti messinesi. L'Annunziata è fuori dal percorso, ma lì vicino, al Tennis e Vela, hanno organizzato una serata per il ferragosto. Un'auto entra nel controviale, in direzione via Libertà. I due si agitano, scappano via in fretta e furia e lasciano le due tavole del polittico addossate goffamente una sull'altra sul marciapiede. Saranno ritrovate dai passanti che chiameranno la polizia.
Nel frattempo i quattro custodi cos'hanno fatto? Di certo nessuno degna della minima occhiata gli schermi. Sono proprio come quelli che si vedono nei film. Una serie di monitor sopra una scrivania che inquadrano ogni stanza del Museo. «Se avessero guardato i monitor, si sarebbero accorti del furto», racconta una fonte. L'allarme ha suonato e loro non hanno guardato i monitor. Uno dei quattro, il custode arrivato per primo, fa perfino un giro delle stanze. Forse non arriva fino in fondo. Fatto sta che la polizia, allertata dai passanti, arriva al Mume e avverte i custodi che le opere di Antonello sono state rubate. Da quel momento all'interno del Museo si scatena il panico e vengono allertati i vertici, mentre verranno riacquisite le due tavole rimaste fortuitamente per strada.
Le indagini della Mobile di Messina da allora procedono a 360 gradi. Tutte le ipotesi sono in gioco. Dalla fuga in barca a quella via autostrada: l'ingresso è a poche centinaia di metri. I ladri però, questo pare fuor di dubbio, non erano dei professionisti. Il furto è avvenuto in maniera un po' rocambolesca. I quadri non avevano un fissaggio particolare, se non dei ganci alla parete. Ed esiste la possibilità che siano stati danneggiati. Ma al momento non ci sono indagati. «Furti come questo non si risolvono in pochi giorni», ricorda un’altra fonte. Intanto la Procura di Messina sta vagliando la possibilità di indire una conferenza stampa per fare chiarezza sulle indagini.