Il funerale
Messina, al Duomo l'ultimo straziante saluto per Rebecca Galli: «La nostra regina per sempre»
Un prato di rose all’altare circondava la bara della 17enne morta venerdì scorso in un incidente stradale in via Don Blasco
Un prato di rose all’altare circondava la bara di Rebecca Galli. In un Duomo stracolmo si stanno celebrando i funerali della 17enne morta venerdì scorso dopo essere rimasta coinvolta in un incidente stradale il pomeriggio del giorno prima in via Don Blasco. Magliette bianche con la sua foto, la stessa che campeggiava accanto alla bara con la scritta Regina. In prima fila la famiglia della ragazza con accanto tanti amici, compagni di classe e conoscenti della famiglia. Un abbraccio commosso per lenire il dolore del padre Mario e della madre Rossella e dei fratelli di Rebecca.

Nell’omelia di padre Francesco Narcisi parole di conforto per la famiglia e quanti la conoscevano. «Qualunque parola sembra troppo piccola - ha detto con voce commossa- 17 anni sono troppo pochi. Non voglio spiegare ciò che non si può spiegare». Il sacerdote ha poi ricordato come «solo due settimane fa c’era una famiglia in festa per il matrimonio di Giusy e il battesimo del piccolo Kevin. Poi giovedì squilla il mio cellulare ed era la sorella Giusy. Basta un tempo breve che la vita mostri la sua fragilità. Perché a 17 anni? Io non ho risposte. E la fede cristiana non ci chiama a chiamare giusta una morte profondamente ingiusta».
«Rebecca amava le lingue, amava soprattutto l’inglese. Le piaceva viaggiare, incontrare mondi diversi. La scorsa estate era stata a Miami. Imparare una lingua significa attraversa una distanza. Conoscere parole delle altro. Da oggi dobbiamo provare a imparare la lingua dell’assenza- ha ricordato- dovremmo imparare a dire Rebecca senza poter più sentir la sua voce rispondere, dovremo imparare a ricordare un sorriso senza poterlo più vedere entrare da una porta. Dovremmo imparare che si può continuare ad amare una persona anche quando non possiamo più trattenerla accanto a noi e sarà difficile perché Rebecca era una ragazza che amava stare con la sua famiglia e con gli amici. In classe ripeteva una frase che oggi proprio oggi acquista un peso che forse neppure lei avrebbe potuto immaginare. “Credete sempre in voi stessi, portate sempre avanti le vostre idee”. Queste sono le parole Rebecca ai compagni. “Non mollate mai”. E non mollare oggi non significa non piangere, piangete! Non abbiate paura delle lacrime, non vergognatevi della rabbia delle domande e persino dei momenti nei quali non riuscirete a capire tutto ciò che sta accadendo, ma non permettete che la morte di Rebecca vi faccia amare di meno la vita. Fate semmai il contrario, amate di più, dite prima le cose importanti. Non aspettate domande per dire a qualcuno che gli volete bene, abbracciatevi di più e perdonatemi prima. In una parola vivete, anche per onorare quella vita che oggi avremmo voluto veder continuare a vivere. A voi amati Mario e Rossella, non credo che oggi vi si possa chiedere forza e coraggio. Oggi avete semplicemente il diritto di essere una mamma e un papà che hanno perso la loro figlia e noi possiamo soltanto prometterti una cosa, perché ci sono dolori grandi, ma questi dolori una comunità può aiutare a portarli».

«Tra poco dovremmo compiere il gesto di lasciare andare Rebecca, ma lasciare andare non significa dimenticare ci sono persone che continuano ad abitare la nostra vita in un modo diverso. Rebecca voleva conoscere il mondo, aveva ancora moltissimo da vedere, da imparare, da amare e noi avremmo voluto che avesse avuto tutto il tempo necessario per farlo oggi però possiamo fare solo una cosa. Allora cari fratelli e sorelle oggi non diciamo addio alle pene, la consegniamo nelle mani del Padre sicuri che una cosa ci ha lasciato Rebecca una cosa importantissima, la certezza che l’amore è quel seme d’amore e nel cuore di mamma e papà, quel seme d’amore che rimane nei fratelli della nonna negli amici e nessuno neppure la morte lo può spezzare. Come dice il Vangelo tutto passerà, ma chi ama non passerà mai. Ciao Rebecca».