le dichiarazioni
Malattie infettive, si punta a vaccinazioni nelle scuole. L'esperto: «Il piano regionale contro le epidemie va reso operativo»
Antonio Cascio, direttore al Policlinico di Palermo, suona la sveglia: «Dobbiamo essere in grado di aumentare rapidamente i posti letto in ospedale»
Aumentano le malattie infettive in Sicilia e la capacità di risposta del sistema sanitario diventa un elemento decisivo. Servono programmazione, sorveglianza epidemiologica, vaccinazioni. «In Sicilia le strutture di malattie infettive lavorano normalmente con livelli di occupazione elevati e, in caso di una vera emergenza epidemica sarebbe necessario aumentare rapidamente la disponibilità di posti letto, riconvertendo eventualmente altri reparti, come avvenuto durante la pandemia di Covid». A suonare la sveglia è il professore Antonio Cascio, direttore dell'unità malattie infettive e centro regionale di riferimento Aids del Policlinico "Paolo Giaccone" di Palermo, nonché consigliere nazionale di Simit, a margine del XXVII congresso regionale di Simit Sicilia, società italiana di malattie infettive e tropicali, che si svolge oggi a Palermo.
«In caso di epidemia - afferma Cascio - dobbiamo essere in grado di aumentare rapidamente i posti di malattie infettive e di terapia intensiva. Un passaggio che richiede una programmazione preventiva. Il piano regionale esiste, ma deve essere ulteriormente declinato e reso operativo, definendo con precisione tempi, strutture e modalità per la riconversione dei reparti».
Il direttore di Malattie infettive del Policlinico di Palermo spiega che «il 70% delle malattie emergenti e riemergenti è di origine zoonotica, cioè viene trasmesso dagli animali all'uomo direttamente o attraverso vettori come zanzare, zecche e flebotomi». Tra le malattie emergenti rientrano quelle che possono comparire attraverso il cosiddetto spillover, il salto di specie. «Un virus che normalmente infetta una determinata specie animale può acquisire, attraverso mutazioni o ricombinazioni, la capacità di infettare l'uomo - continua Cascio - È un fenomeno che si è verificato nel corso della storia con diverse infezioni, tra cui il morbillo e l'Hiv, quest'ultimo un virus delle scimmie».
Diverso è il caso delle malattie riemergenti, che tornano a diffondersi dopo essere state portate sotto controllo. «Un esempio emblematico è il morbillo - afferma il professore - La disponibilità del vaccino aveva consentito di ridurne drasticamente la circolazione, ma la tecnologia delle coperture vaccinali ha favorito la ricomparsa dei casi. Per mantenere il morbillo sotto controllo è necessario raggiungere una copertura del 95% anche per la seconda dose».
Su questo aspetto la task force regionale sui vaccini sta spingendo per aumentare i luoghi dove si possa vaccinare. «Puntiamo a svolgere le vaccinazioni nelle scuole - spiega Cascio - ad aprire nuovi centri vaccinali, implementare le vaccinazioni negli ospedali, e far sì che quando c'è un paziente ricoverato, di cui ci si rende conto che non è vaccinato per l'influenza, gli venga proposto il vaccino - continua il professore - Poi, chiediamo ai presidi di incentivare i controlli nelle scuole, dove i medici delle Asp potranno dedicare delle giornate per vaccinare i professori e dare un buon esempio agli studenti maggiorenni. Parliamo di una serie di proposte cui potrà dare seguito l'assessore regionale alla Salute, con comunicazioni e circolari. Da parte dell'assessorato, infatti, c'è la massima attenzione al problema».
Cresce inoltre l'attenzione per le malattie trasmesse dalle zanzare. In Italia la West Nile rappresenta una delle principali malattie emergenti da vettori, in Sicilia non abbiamo avuto casi nel 2026, mentre la dengue, tradizionalmente considerata una malattia tropicale, ha fatto registrare anche episodi di trasmissione autoctona. Il meccanismo è possibile quando una persona infetta di ritorno da un'area dove il virus circola viene punta dalla zanzara tigre, che può successivamente trasmettere il virus ad altre persone».