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La storia

Un abbraccio oltre l'oceano: i fratelli Indomenico di nuovo insieme a Floridia tra famiglia e cinema

Dalla cittadina siracusana al Connecticut e viceversa, un legame che ha radici profonde nonostante le distanze

27 Giugno 2026, 20:50

Un abbraccio oltre l'oceano: i fratelli Indomenico di nuovo insieme a Floridia tra famiglia e cinema

Un abbraccio che ha attraversato un oceano ed ha raccolto generazioni: così si è consumato il ritorno a casa dei fratelli Gaetano ed Ettore Indomenico, due anime della stessa famiglia divise da oltre mezzo secolo dalla scelta di Gaetano di trasferirsi in America, ma unite da legami più forti del tempo e della distanza.

La chiesa di San Francesco, in via Garibaldi, è stata il palcoscenico di una festa che è sembrata anche una conseguenza naturale del ritrovarsi di nuovo insieme. Padre Salvatore Gallo ha officiato il rito in cui la comunità ha celebrato i 50 anni di matrimonio di Ettore e consorte — occasione che ha riunito figli, nipoti e parenti giunti da luoghi diversi, alcuni con il sangue “a stelle e strisce” e il cuore ancora profondamente siciliano.

Gaetano, emigrato molti anni fa nel Connecticut, ha costruito una vita e un successo che lo hanno portato a diventare un punto di riferimento per la comunità italo‑americana. Ma la sua voce, oggi come allora, è rimasta vicina alla terra da cui proviene. «Ci sentiamo ogni giorno con mio fratello, seppur un oceano ci divida», ha detto con gli occhi lucidi, ricordando telefonate che scandiscono le giornate e la presenza costante, fatta di piccoli gesti e grandi attenzioni, che non conosce confini geografici.

I due fratelli non sono soltanto uomini di famiglia: sono imprenditori e appassionati del racconto. Insieme sono co‑produttori della Marconi Entertainment (nota anche come Marconi Film Entertainment) e hanno portato sul grande schermo storie che parlano di radici, memoria e del peso del passato. Il loro ultimo progetto, il drammatico "Indagine di Famiglia", diretto da Gian Paolo Cugno e uscito nelle sale il 12 dicembre 2024, è ambientato proprio tra le strade e le campagne di Floridia (la scorsa estate una presentazione in pompa magna in piazza del Popolo). Al centro della pellicola una lettera del 1895 ritrovata negli Stati Uniti che ricompone i pezzi di un antico omicidio: un filo narrativo che sembra quasi disegnare il destino dei due fratelli, divisi e insieme.

La celebrazione odierna — tra preghiere, sorrisi commossi e lunghi applausi — ha avuto il sapore delle grandi riunioni di un tempo. Le antiche case di via Polisena, le campagne attigue, le domeniche in cui la famiglia si radunava attorno a tavole imbandite: tutto è riaffiorato nei racconti, nelle risate e nelle lacrime di chi ha assistito al ritorno di Gaetano. Nipoti che parlano talvolta in inglese ma che sanno ancora riconoscere il profumo del sugo di casa, figli che custodiscono storie tramandate a voce, frammenti di vita tanto lontani quanto presenti.

«La radice è sempre la stessa», ha ricordato Ettore durante il brindisi. «Non importa dove la vita ti porti, la terra che ti ha visto nascere resta un’àncora.» Parole semplici, cariche di significato, che hanno ricevuto la risposta calorosa della folla: abbracci che hanno annullato gli anni di lontananza, strette di mano tra vecchi amici e nuove generazioni che si guardano negli occhi riconoscendo la stessa origine.

L’incontro ha avuto anche il sapore della celebrazione professionale. La carriera di Gaetano negli Stati Uniti è stata quella di un uomo che non ha mai dimenticato le proprie radici: imprenditore, produttore, artefice di un ponte culturale tra due mondi. Eppure oggi, seduto tra i banchi della chiesa di San Francesco, ha potuto percepire il valore di un ritorno che non è solo fisico ma simbolico: la conferma che la memoria famigliare è un legame che supera le migrazioni, che si nutre di racconti condivisi e di riti ripetuti.

La proiezione dell’orgoglio locale non si è fermata alla cerimonia religiosa. Dopo la messa la famiglia ha proseguito i festeggiamenti: storie raccontate a bassa voce, vecchie fotografie sfogliate con cura, bambini che giocano accanto a nonni che amano raccontare gli stessi episodi come se fossero appena accaduti. È stato un pomeriggio di ritorni e promesse: la promessa di coltivare il legame con la terra d’origine, la promessa di non perderne la memoria.

Il successo cinematografico di "Indagine di Famiglia" aggiunge un ulteriore livello alla vicenda: un’opera che lega la diaspora italo‑americana alla terra siciliana, che mette al centro lo sforzo collettivo di non lasciare che il passato diventi incomprensibile. Per Gaetano ed Ettore, la pellicola rappresenta forse la forma più alta di testimonianza: raccontare per ricordare, fare cinema per tenere vive le radici. Poi c'è ancora un sogno, che "naviga" nella mente di Gaetano: «Vorrei riportare i sindaci del nostro territorio negli Stati Uniti, nel periodo di ottobre, quando ogni anno si celebra il Columbus Day. Dovranno essere loro i testimoni di un legame fra i due mondi che per forza di cose, ogni anno che passa, va pian piano sfumando perché le nuove generazioni non possono essere caratterizzate dalla stessa sensibilità. Ma tramite i loro sentimenti, i vissuti di presenza e di cosa voglia dire per gli americani emigrati, le proprie origini, forse questo ponte potrebbe continuare a essere tale a lungo».

Alla fine della giornata, prima dei saluti e dei ritorni verso le rispettive case e vite, è rimasta l’immagine di due fratelli - Gaetano ed Ettore - che si guardano con complicità, consapevoli che il tempo ha potuto separarli ma non spezzare la trama che li unisce. E mentre l’eco delle campane svaniva nelle stradine di Floridia, restava la certezza che quelle radici continueranno a nutrire le generazioni future, perché la famiglia — in qualsiasi lingua la si pronunci — è sempre casa.