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cardiochirurgia pediatrica

Subordinati due volte dalla rete ospedaliera, ecco perché il Bambin Gesù ha deciso di andarsene da Taormina

Nei giorni scorsi l'ospedale romano ha comunicato che la convenzione con l'Asp di Messina non verrà rinnovata. A pesare lo spezzatino di responsabilità creato dalla nuova organizzazione

07 Maggio 2026, 00:09

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Cardiochirurgia pediatrica, l'affondo del M5S: «Su Palermo dati gonfiati»

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«Si comunica che la collaborazione con l'Asp di Messina dovrà intendersi cessata alla naturale scadenza del 30 giugno 2026, non sussistendo più i presupposti operativi per proseguire proficuamente la vigente convenzione». L'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma se ne va da Taormina prima che la Regione siciliana, come aveva annunciato più volte, metta fine a un rapporto lungo 16 anni, andato avanti nell'ultimo periodo a colpi di proroghe annuali.

Dal 1 luglio la cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale San Vincenzo, diventata riferimento d'eccellenza per i piccoli pazienti siciliani bisognosi di cure e per medici del Sud del mondo che qui vengono a formarsi, dovrà andare avanti contando solo sul personale interno all'Asp. Verranno meno il direttore del centro e primario di cardiochirurgia Sasha Agati, un primario cardio-anestesista, uno di cardiologia e la coordinatrice infermieristica. Oltre che le consulenze plurispecialistiche che garantiva il policlinico pediatrico romano per i pazienti complessi. Anche se il Bambin Gesù si dice «disponibile ad effettuare tutto quanto necessario per garantire la continuità assistenziale del Centro in questa fase finale della collaborazione». 

Nella lettera con cui il 22 aprile l'ospedale romano comunica all'assessorato alla Salute e all'Asp di Messina la volontà di fermarsi, si fa riferimento alla revisione della rete ospedaliera messa in campo dal governo di Renato Schifani su cui di recente il ministero della Salute ha chiesto ulteriori correzioni. È lì che si devono cercare quindi i motivi della decisione. E in particolare a pesare sarebbe stato lo spezzatino di responsabilità venuto fuori. Stando a quanto deciso dalla Regione, la cardiochirurgia pediatrica dovrebbe rimanere a Taormina, ma essere doppiamente subordinata: dal punto di vista amministrativo al Policlinico di Catania (come chiesto dal ministero della Salute, in quanto Dea di II livello), dal punto di vista delle procedure e delle strategie sanitarie al Civico di Palermo, dove dal 2023 ha riaperto l'altra cardiochirurgia pediatrica dell'Isola. Il reparto di Taormina è infatti catalogato come spoke, quello di Palermo come hub. Nei fatti il centro della cittadina ionica dovrebbe sottostare al via libera dell'ospedale palermitano per tutto quello che riguarda gli interventi e i casi più complessi. Troppo per un istituto come il Bambin Gesù, dove prevarrebbe la stanchezza per una situazione «estenuante». 

A questo si sono aggiunte le dichiarazioni degli ultimi mesi dell'ex assessora alla Salute Daniela Faraoni, che più volte ha annunciato la volontà di chiudere le convenzioni con i privati, compresa quella con l'istituto San Donato a Palermo. «Dobbiamo provare a essere autonomi. È un impegno, anzi è un obbligo, le convenzioni vanno bene in fase di start up», diceva lo scorso ottobre. E in effetti anche il San Donato chiuderà la collaborazione con il Civico il 30 giugno, perché non è stata esercitata l'opzione di rinnovo. Secondo il governo Schifani, il reparto di Cardiochirurgia del capoluogo è pronto per camminare sulle sue gambe, ma sulle prestazioni erogate dal 2023 a oggi sono state sollevate diverse obiezioni. «I risultati di Schifani in questo campo sono disastrosi - attacca Antonio De Luca, deputato regionale del M5s - perché ha aperto a Palermo una cardiochirurgia pediatrica che in tre anni ha avuto costi esorbitanti rispetto ai risultati ottenuti e ha fatto chiudere a Taormina un'eccellenza internazionale».

Intanto proprio il Civico ha appena pubblicato un bando per cercare un primario di cardiochirurgia che possa dirigere il reparto dopo l'uscita del privato. Ci aveva già provato nel 2023, quando a vincere fu il dottore Fabrizio De Rita, ma il concorso fu annullato dopo un ricorso perché la commissione era stata composta illegittimamente.