la storia
Chi era Chiara Guerra, la prof uccisa e gettata nel fiume dal nipote
I suoi studenti di terza media in pellegrinaggio sotto la casa del massacro: "Faremo un bell'esame per renderti orgogliosa". Il vero volto di Chiara, oltre l'orrore
C’è un’immagine che restituisce la misura di chi fosse davvero Chiara Guerra: il gruppo di adolescenti in silenzio, con fiori tra le mani. Proprio nei giorni frenetici in cui la scuola chiude i registri e si prepara agli esami di terza media, gli studenti dell’Istituto Comprensivo di San Stino di Livenza hanno chiesto ai docenti di accompagnarli sotto l’abitazione in cui è avvenuto il delitto. Lì hanno lasciato un biglietto, un patto sussurrato oltre la morte: “Faremo un buon esame per renderti orgogliosa”.
Chiara Guerra, 53 anni, non era soltanto la donna uccisa in un apparente pomeriggio ordinario di giugno. Era la professoressa di italiano, storia e geografia, una di quelle figure che segnano il primo vero confine nella crescita di un adolescente. Insegnava ai suoi ragazzi a dare un nome al mondo e a orientarsi nello spazio e nel tempo: un compito che andava ben oltre la cattedra, toccando una dimensione profonda e formativa delle loro vite.
Nubile, senza figli, abitava nella stessa grande palazzina dove risiedeva anche il fratello con la sua famiglia. A spezzare la sua vita, giovedì, è stato il nipote diciassettenne. Secondo la confessione del ragazzo, tutto si sarebbe consumato nella legnaia di casa, forse al culmine di un rimprovero che avrebbe scatenato una rabbia cieca, alimentata dall’ombra di presunti dissidi familiari legati a eredità e gestione del patrimonio. Dopo averla colpita con un coltello, il giovane avrebbe caricato il corpo su una carriola, tentato goffamente di ripulire le tracce di sangue e poi gettato il cadavere e il lungo coltello da cucina nelle acque del vicino canale Malgher.
Il contrasto tra la brutalità della fine e la delicatezza del ricordo dei suoi allievi è ciò che lascia l’intera comunità di San Stino di Livenza, quasi 13 mila abitanti, sotto shock. Il giorno dopo l’omicidio, prima di crollare, il nipote era persino apparso in cortile, sereno, raccontando ai vicini una finta preoccupazione per la zia che “non era rientrata”.
