Lo sciopero
Centrale A2A di San Filippo del Mela verso la chiusura: indotto in sciopero per salvare lavoro e territorio
Mobilitazione il 12 maggio per suonare la sveglia alla politica e chiedere un piano di riconversione e la tutela di 300 posti
La centrale A2A di San Filippo del Mela va verso la chiusura, nel silenzio generale. A scuotere gli animi ci pensano i lavoratori dell'indotto che hanno annunciato lo sciopero.
L’assemblea dei lavoratori dell’indotto, riunita ieri sotto l’egida della Fiom-Cgil insieme a Filcams e Fillea, ha sancito l'inizio di una resistenza che non riguarda solo i cancelli di una fabbrica, ma la sopravvivenza economica dell’intero comprensorio tirrenico.
Il 12 maggio è stato scelto come il il giorno dello sciopero generale dell'indotto, il primo atto di una mobilitazione necessaria a scuotere un’apatia istituzionale che i sindacati definiscono ormai insostenibile.
Al centro della disputa c’è l’orizzonte del 2027, quando è prevista la chiusura definitiva dell’impianto, un termine che si avvicina senza che all'orizzonte appaia un piano di riconversione credibile o una strategia di salvaguardia per i circa trecento operai che oggi garantiscono l'operatività del sito.
Le denunce delle federazioni sindacali colpiscono duramente sia il governo regionale che quello nazionale, accusati di restare immobili di fronte alle richieste di discutere investimenti seri e di coinvolgere attori strategici come Terna per definire il futuro energetico dell'area.
«Non si tratta soltanto di difendere il salario di centinaia di famiglie, pur prioritario, ma di impedire che l'area tirrenica venga svuotata della sua vocazione industriale senza alcuna alternativa, lasciando dietro di sé solo ruderi e disoccupazione in una terra già profondamente provata dalla crisi», dice Daniele David, segretario generale Fiom Messina.
La mobilitazione del 12 maggio si configura dunque come un grido d’allarme contro la marginalizzazione: «Chiediamo che la transizione energetica non sia un sinonimo di licenziamento di massa, ma un’opportunità di innovazione che passi attraverso il mantenimento dei livelli occupazionali e la responsabilità sociale d'impresa, sfidando la politica a uscire da un silenzio che rischia di somigliare troppo a una definitiva resa».