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Ex Ancione, Pd Ragusa: "La memoria industriale della città 'asfaltata' per l'ennesimo supermercato"

Interviene il segretario cittadino Riccardo Schininà che stigmatizza quanto sta accadendo

03 Giugno 2026, 16:27

16:30

Ex Ancione, Pd Ragusa: "La memoria industriale della città 'asfaltata' per l'ennesimo supermercato"

L'area in cui si sta intervenendo

“Ci era stato detto che l’area dell’ex stabilimento Ancione sarebbe stata destinata a servizi per la collettività. Oggi scopriamo che, se le informazioni emerse saranno confermate, quei servizi coinciderebbero con l’ennesimo supermercato. Una prospettiva che rende ancora più grave l’abbattimento di un luogo simbolico della memoria industriale ragusana e la distruzione delle opere del progetto Bitume”.

A intervenire è Riccardo Schininà, segretario cittadino del Partito Democratico di Ragusa, che torna sul caso dello stabilimento Ancione in contrada Tabuna, attualmente in fase di demolizione.

Non siamo di fronte a una vera riqualificazione – prosegue Schininà – ma a una trasformazione radicale dell’area. Dove sorgeva un sito legato alla storia produttiva della città, e dove tra il 2016 e il 2020 artisti di rilievo internazionale avevano realizzato le oltre quaranta opere del progetto Bitume, rischiamo di ritrovarci l’ennesima struttura della grande distribuzione. Il punto politico sul quale la città dovrebbe interrogarsi è se l’amministrazione comunale abbia mai provato davvero a immaginare per quell’area una funzione diversa, coerente con la sua storia e con il valore culturale che quel progetto aveva restituito alla comunità. Secondo noi, le logiche del profitto privato hanno prevalso sull’interesse pubblico e su una visione complessiva della città”.

Alle parole di Schininà si aggiungono quelle del gruppo consiliare PD.

“Il caso Ancione purtroppo non è isolato – dichiarano Peppe Calabrese, Giuseppe Podimani e Mario Chiavola –. In pochi mesi Ragusa ha visto scomparire due luoghi della propria memoria industriale: l’ex Ancione e il Mulino Curiale, entrambi destinati a lasciare spazio a nuove strutture commerciali. Proprietà private, certo, ma sulle quali un’amministrazione attenta avrebbe dovuto tentare di orientare le scelte, avviare un confronto, interloquire con la Soprintendenza e con la città. Invece, quando, per difendersi, il sindaco scrive sui social ‘Cosa avrebbe potuto fare il Comune?’, non fa altro che ammettere l’assenza di una strategia pubblica.”

“Il Comune avrebbe potuto e dovuto aprire un dialogo non solo per tutelare il sito di archeologia industriale e il nuovo patrimonio culturale, ma anche per valutare strumenti urbanistici capaci di promuovere una visione alternativa. Invece, confermando un metodo già visto troppe volte, ha scelto di non scegliere”.

“Dopo otto anni di amministrazione Cassì – concludono dal PD Ragusa – resta una città che perde pezzi della propria storia e li sostituisce con funzioni commerciali tutte uguali. Una città-mercato, un non-luogo che rischia di smarrire, pezzo dopo pezzo, memoria e identità”.