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I DEMOCRATICI

PD siciliano, scontro aperto sulla leadership di Barbagallo: «Tiene il partito in ostaggio»

I dirigenti di Energia Popolare e Left Wing hanno diffuso una nota durissima contro il segretario regionale. La replica: «Menzogne»

14 Giugno 2026, 18:12

18:20

PD siciliano, scontro aperto sulla leadership di Barbagallo: «Tiene il partito in ostaggio»

La direzione regionale del Partito democratico tenutasi ieri a Termini Imerese non ha spento le tensioni interne: le ha accelerate. A poche ore dalla riunione, i dirigenti siciliani di Energia Popolare e Left Wing hanno diffuso una nota congiunta durissima contro il segretario regionale Anthony Barbagallo, accusandolo di «inadeguatezza politica» e «totale perdita di lucidità». La risposta del Pd catanese non si è fatta attendere, trasformando lo scontro in un botta e risposta che fotografa un partito spaccato, con le amministrative appena concluse a fare da campo di battaglia.

L'attacco

Il documento di Energia Popolare e Left Wing è una requisitoria punto per punto. «Anziché prendere atto che sul suo nome è impossibile costruire l'unità del partito e fare quindi un passo indietro, Barbagallo continua a tenere in ostaggio il PD siciliano», scrivono i firmatari, smontando quella che definiscono la «narrazione trionfialistica» del segretario sui risultati delle ultime amministrative.

I numeri citati sono impietosi: nelle liste del Pd nei comuni sopra i 15mila abitanti, il partito ha raccolto il 2,5% a Ispica, il 3,4% ad Augusta, il 6,6% a Carini, l'8,1% a Bronte, l'8,8% a Barcellona, l'8,7% a Marsala, l'8,4% ad Agrigento, l'8,5% a Messina. A Milazzo, in coalizione con M5S e Rifondazione Comunista, la lista si è fermata al 6,2%. La tesi dei critici è che i risultati migliori — Floridia (12,45%), Lentini (13,1%), Termini Imerese (13,6%) — siano arrivati proprio dove Barbagallo «non ha messo mano».

Le accuse più gravi riguardano però due casi specifici nel territorio catanese, che è anche quello del segretario. A Randazzo, secondo i firmatari, Barbagallo avrebbe sostenuto come candidato sindaco il segretario di circolo Anzalone — appoggiato a sua volta dal sindaco uscente di un comune sciolto per mafia — per poi dichiararlo «impresentabile» in veste di componente della Commissione nazionale antimafia. A Pedara e Trecastagni, gli viene invece contestato di aver «benedetto» un'alleanza con Fratelli d'Italia.

La replica

La risposta arriva dal segretario provinciale del Pd catanese Giuseppe Pappalardo, che non usa mezze misure: «La nota diffusa da Energia Popolare e Left Wing rappresenta un'offesa all'intera comunità provinciale del Partito democratico catanese. Si tratta di un documento costruito su dati falsi, ricostruzioni strumentali e vere e proprie menzogne».

Sul caso Randazzo, Pappalardo precisa che «non vi è stato alcun utilizzo del simbolo del Pd» e rilancia con una critica politica: colpisce, secondo lui, «lo strano strabismo di chi preferisce attaccare compagni e dirigenti del proprio partito piuttosto che puntare il dito contro soggetti che, pur essendo stati ancora una volta largamente votati, sono espressamente richiamati nell'ordinanza che ha portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose».

Sul caso Pedara la smentita è netta: Fratelli d'Italia avrebbe sostenuto apertamente la lista arrivata seconda, non quella vincente, ostentando il proprio sostegno con la presenza al comizio conclusivo del commissario regionale Sbardella e dell'onorevole Porto. Il sindaco uscente Alfio Cristaudo, ricorda Pappalardo, è stato rieletto con il 72% dei consensi. Nei tre comuni citati, conclude il segretario provinciale, il Pd ha contribuito all'elezione di 13 consiglieri comunali. E a livello regionale «oltre il 70% dei voti arrivati al campo progressista sono ascrivibili al Pd, che è il primo partito della coalizione».

Un partito che si processa da solo

Al di là delle singole cifre, ciò che emerge dalla giornata è la fotografia di un partito che fatica a trovare una sintesi interna nel momento in cui dovrebbe costruire un'opposizione credibile al governo Schifani. Lo scontro tra correnti si consuma sulla conta dei voti e sulle alleanze locali, mentre la questione di fondo — chi guida il Pd siciliano e con quale linea — resta aperta. Barbagallo, per ora, non ha risposto pubblicamente.