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A18 e A20, autostrade siciliane a rischio chiusura? Schifani dribbla le responsabilità: «Situazione ereditata»
Il ministero, reiterando le richieste fatte del 2021, evidenzia un lungo elenco di interventi mai fatti e minaccia l'interdizione. Il governatore: «Prendo atto»
«Ho preso atto della vicenda Cas che naturalmente ho ereditato». A quattro anni dalla sua elezione e quando mancano 12 mesi alla fine del suo mandato (a meno di fine anticipata della legislatura), Renato Schifani afferma di avere «preso atto» dello stato disastroso delle autostrade A18 Catania-Messina e A20 Palermo-Messina dalle note con cui il ministero dei Trasporti arriva a minacciarne la chiusura perché, in sintesi, mancano le condizioni di sicurezza.
L'atto di accusa da Roma è arrivato a seguito dei recenti sopralluoghi svolti dall'ispettore del ministero, l'ingegnere Placido Migliorino. Lo stesso che era stato mandato in Sicilia a verificare lo stato dell'arte già nel 2021 e già cinque anni fa aveva concluso che la situazione era drammatica, stilando un elenco di interventi che la Regione, tramite il Cas di cui è socia al 90 per cento, avrebbe dovuto eseguire. Eppure nulla o quasi è stato fatto in tal senso se oggi il Mit è costretto a inviare nuove note di fuoco, fino allo scenario ultimo di interdizione delle due autostrade. Ma né il governo a guida Nello Musumeci, né l'attuale hanno trovato la volontà, le risorse e gli strumenti per dare una svolta al carrozzone del Cas. Anzi, i problemi si sono moltiplicati, basti pensare alle indagini sui dipendenti che rubavano gli incassi o al fatto che nel 2026 non è possibile pagare con bancomat e carte alle casse automatiche.
Schifani è stato costretto a rispondere sul tema a seguito della domanda di un giornalista, a margine del convegno sulla lotta agli incendi promosso da Cateno De Luca e in corso stamattina a Taormina. «Per fortuna l'assessore Aricò ha trovato le risorse anche per la manutenzione straordinaria», ha affermato il governatore. Il riferimento è ai 32,5 milioni di euro che il Cas a inizio settembre ha quantificato necessari per gli interventi urgenti, solo a seguito delle richieste del ministero. Soldi che ci sono, si è affrettato ieri sera a dire l'assessore ai Trasporti Alessandro Aricò, dopo che la notizia del rischio chiusura è stata diffusa dai media. «Il governo regionale - ha detto - ha lavorato per trovare una soluzione in tempi rapidi a quanto richiesto dal Mit, lo scorso 4 settembre, al Consorzio autostrade siciliane. Sono stati, infatti, reperiti i 32,5 milioni necessari attingendo ai fondi residui del Programma operativo complementare. Oltre a questi, sono stati messi a disposizione altri due milioni dell'assessorato regionale delle Infrastrutture per i lavori di somma urgenza. Mi sento, dunque, di rassicurare i siciliani: le due autostrade non subiranno alcuna interdizione al traffico». In realtà di fondi ne servirebbero molti di più. Per rendere davvero sicure le autostrade siciliane, il ministero aveva stimato un investimento di 5,5 miliardi di euro in dieci anni.
Dopo la sintetica risposta, stamattina Schifani ha poi spostato l'attenzione su altri temi infrastrutturali: la A19, che «è un'autostrada Anas, io sono commissario perché l'ho chiesto per sollecitare la prosecuzione di tanti cantieri che prima erano micro parcellizzati»; le ferrovie, su cui «sono molto fiducioso perché i lotti della Palermo-Catania e della Messina-Catania stano andando avanti e cambierà la qualità degli spostamenti; il Ponte sullo stretto, che «si farà, ne sono convinto, anche col contributo della Regione, ma non basta se non si accompagna a una rivisitazione della rete autostradale». Quella che da Roma chiedono da almeno cinque anni.
