La scelta
L'abbandono di Calderone (che va con Vannacci) fa tremare Forza Italia, Falcone: «Il partito si fermi a riflettere»
La scelta di uno dei nomi più rilevanti del partito azzurro di lasciarlo per aderire a Futuro nazionale, secondo i big (passati e presenti) deve fare suonare più di un campanello d'allarme a Roma
Oltre a quello che è successo, che già di suo fa il suo bel rumore, è quello che succederà ad agitare gli animi dei berluscones di mezza Sicilia. L'abbandono di Forza Italia da parte di Tommaso Calderone, uomo forte del partito azzurro nell'Isola, ha generato una slavina di commenti di sgomento. Il politico ormai ex forzista lascia i lidi che tanto a lungo ha frequentato per approdare in Futuro nazionale, al seguito del generale Roberto Vannacci e del suo movimento di estrema destra che drena consensi da un po' tutte le parti.
«Auguro all’onorevole Tommaso Calderone tutto il bene del mondo per questo suo nuovo percorso politico. Tommaso è uno dei parlamentari più bravi e preparati che abbia conosciuto», afferma un altro che di abbandoni rumorosi se ne intende. Gianfranco Micciché oggi parla da deputato regionale di Grande Sicilia, dopo una carriera intera da luogotenente in Sicilia di Silvio Berlusconi, per benedizione diretta del presidente. «Con il suo ingresso - prosegue Micciché sempre riferendosi a Calderone - Vannacci guadagna tanto. Forza Italia, invece, perde tanto».
E questo non lo mette in discussione nemmeno chi in Forza Italia ci è rimasto. «Sono molto dispiaciuto per la scelta di Tommaso Calderone, con il quale ho condiviso anni di militanza, di impegno in Forza Italia e di tante iniziative realizzate nell'interesse della Sicilia. Ho rispetto per le sue ragioni e non nascondo una certa preoccupazione», afferma da Francoforte Marco Falcone, eurodeputato forzista e vicecapo delegazione azzurro al Parlamento europeo. Dalla sua missione alla Bce, Falcone sottolinea con la penna rossa il problema degli azzurri: «Una sensazione che stiamo avvertendo sul territorio - dice - Forza Italia rischia di perdere progressivamente aderenza con la gente comune, con le sue aspettative e le sue richieste. La stessa gente a cui ha sempre parlato Silvio Berlusconi con le sue intuizioni e il suo amore per la libertà, ma anche il nostro segretario Antonio Tajani, quando ha assunto il ruolo di leader», aggiunge ancora.
Del resto, proprio Falcone è stato tra i protagonisti - anche se con una certa fisiologica distanza - della faida interna agli azzurri che si è consumata in Sicilia. Congresso sì o congresso no, alla fine, il segretario nazionale Antonio Tajani ha deciso di commissariare il partito nell'Isola, dopo mesi di veleni interni, affidandolo a Nino Minardo (già Mpa, poi anche Lega), una scelta che ha lasciato l'amaro in bocca a molti della base. Era aprile 2026, nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata e la stagione elettorale, nazionale e regionale, si avvicina a grandi falcate. Resa più complicata dal fiato sul collo di Vannacci, che con Calderone segna un punto di tutto rispetto.
«Il tema della direzione verso cui stiamo andando - prosegue nella sua analisi l'eurodeputato Falcone - merita attenzione e una riflessione seria, soprattutto a Roma. Auspico che si concentri ogni sforzo sul rilancio del partito, con un approccio meritocratico nella sua organizzazione interna e la capacità di attrarre nuove energie con una proposta liberale. Questo, sono convinto, sarebbe anche il modo più autentico di onorare la visione di Silvio Berlusconi: un partito orgoglioso della propria identità, aperto e meritocratico, radicato nella società e capace di far vibrare i cuori e le menti degli italiani», conclude.

