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Cancelo chiuso: perché ha detto sì al Barcellona (e no all’Inter), accettando un taglio d’ingaggio

Tra nostalgia blaugrana, numeri che non tornano e equilibri di spogliatoio: il portoghese ha orientato il mercato invernale di tre continenti in una sola settimana

Redazione La Sicilia

05 Gennaio 2026, 21:21

21:22

Cancelo, la scelta controcorrente: perché ha detto sì al Barcellona (e no all’Inter), accettando un taglio d’ingaggio

Una telefonata la sera del 5 gennaio 2026, un silenzio di qualche secondo e poi una richiesta semplice, quasi brutale: “decidete in fretta”. È il messaggio che, secondo più ricostruzioni convergenti, João Cancelo ha recapitato al Barcellona. Il terzino portoghese, oggi di proprietà dell’Al‑Hilal, ha messo l’orologio sul tavolo: c’è l’Inter che lo aspetta con un’operazione pronta, c’è la finestra di gennaio che corre, ma soprattutto c’è il suo desiderio di tornare dove si è sentito di nuovo calciatore europeo. E per farlo è disposto a un sacrificio economico pesante, ricalcando quel “financial effort” che il club catalano gli aveva riconosciuto già nel 2023. In mezzo, un rompicapo di salary cap, quote di stranieri in Saudi Pro League, liste UEFA e gerarchie tecniche che spiegano perché una trattativa, sulla carta lineare, diventi un thriller di mercato.

Tra Riyad, Milano e Barcellona

Dopo il prestito al Barcellona nella stagione 2023‑24, Cancelo è passato in modo definitivo all’Al‑Hilal nell’agosto 2024. Lo certificano sia le fonti ufficiali inglesi, sia le agenzie internazionali: trasferimento a titolo definitivo e contratto fino al 2027. Nel frattempo, il terzino ha accumulato minuti, assist e la sensazione di non volersi ancorare al Golfo per il medio periodo.

L’Inter è entrata forte a dicembre, complice l’infortunio alla caviglia di Denzel Dumfries e la necessità di una soluzione di alto livello sulla fascia. Il club nerazzurro ha imbastito con Al‑Hilal un accordo di massima per un prestito fino a giugno, con possibile inclusione di Francesco Acerbi o Stefan de Vrij come contropartite tecniche per equilibrare ingaggio e liste.

Dall’altra parte, il Barcellona: la priorità tecnica di Hansi Flick sarebbe un difensore centrale, vista la gestione di emergenza senza Andreas Christensen. Eppure il nome di Cancelo resta spendibile: la sua capacità di giocare su entrambe le corsie permetterebbe di riallocare Jules Koundé nel cuore della difesa, soluzione che lo staff ha già testato. I dubbi? L’equilibrio salariale e il ricordo delle ultime settimane del 2023‑24, quando il portoghese era incappato in qualche serata storta nei big match.

Il “drastico taglio” spiegato con i numeri

L’espressione “drastico taglio dello stipendio” non è uno slogan: è il centro di gravità della trattativa. Le cifre circolate con insistenza indicano che l’ingaggio di Cancelo all’Al‑Hilal si collochi attorno ai 15 milioni netti annui. Per un prestito di sei mesi, la copertura “pura” varrebbe circa 7,5 milioni netti. Il piano reso noto in Spagna e in Italia prevede la disponibilità del club saudita a coprire una quota significativa dell’ingaggio, chiedendo al club europeo un contributo stimato in circa 3,5‑4 milioni netti fino a giugno.

Nel caso Inter, le indiscrezioni parlano di una ripartizione con Al‑Hilal disposto a sostenere fino al 60% dell’ingaggio: ai nerazzurri resterebbe un onere congruo, ma sostenibile per un semestre, soprattutto a fronte di un’apertura del giocatore a ricalibrare bonus e componenti variabili.

Sul fronte Barcellona, il tema è doppio: non solo quanto versare al giocatore, ma quanto spazio liberare nel famoso “limite salariale” della Liga. Il club può attivare strumenti emergenziali per sostituire in parte Christensen, ma ogni euro pesa. E qui entra in gioco il “precedente” del 2023: quando il comunicato ufficiale blaugrana ringraziò Cancelo per lo sforzo economico accettato pur di vestire la maglia. La storia potrebbe ripetersi: il portoghese si è detto disposto a scendere sotto la soglia dei 5 milioni lordi al semestre, una cifra nettamente inferiore al corrispettivo saudita e inferiore anche a quanto l’Inter era pronta a riconoscergli su base pro‑quota.

In altre parole: il “taglio drastico” è una rinuncia concreta ai parametri economici garantiti in Arabia Saudita in nome di una priorità sportiva e personale. Un gesto coerente con la traiettoria tracciata dal calciatore nelle ultime sessioni, dove l’Europa ha sempre rappresentato l’orizzonte preferito.

Perché il Barcellona tentenna 

La prudenza del Barcellona non è un ripensamento sul valore di Cancelo, ma una somma di fattori: priorità tattica: rafforzare il centro della difesa. Con Christensen fuori, lo staff valuta profili di ruolo. Portare Cancelo implica una correzione indiretta: alzare la qualità sulle corsie per riportare Koundé al centro. È una strategia plausibile, ma non universalmente condivisa all’interno della struttura tecnica; peso salariale e compliance: anche con una quota coperta dall’Al‑Hilal, ogni nuovo innesto va armonizzato con i vincoli LaLiga. Dopo anni di acrobazie, il club ha scelto di procedere con maggiore disciplina; precedenti recenti: il finale della stagione 2023‑24 ha lasciato qualche cicatrice, soprattutto in due o tre partite a eliminazione diretta in cui Cancelo ha pagato in fase difensiva. È un dato tecnico, non una sentenza. La sua resa complessiva in blaugrana (oltre 40 presenze, con 4 gol e diversi assist) fu comunque positiva nella prima parte.

Eppure il “sì” resta possibile per tre ragioni: Cancelo copre sia a destra sia a sinistra, ruolo oggi nevralgico in un Barcellona che spesso costruisce con un terzino “falso dentro”; costo opportunità: tra le opzioni realmente disponibili a gennaio, poche garantiscono la stessa resa immediata senza impegnare tesoreria futura con obblighi di riscatto; volontà del giocatore: la disponibilità ad abbassare l’ingaggio e la conoscenza dell’ambiente riducono i tempi di adattamento, argomento chiave in un semestre corto.

Inter, l’operazione giusta al momento giusto

Visto da Milano, il dossier Cancelo ha una logica sportiva stringente: copertura top‑class sulla fascia destra nel periodo di assenza di Dumfries; elemento di spinta e qualità interna alla manovra per una squadra che attacca stabilmente con 5‑6 uomini e che, nelle partite bloccate, beneficia del cross dal lato forte o del cambio lato sul quinto opposto; esperienza internazionale: gestione della profondità e letture in transizione difensiva utili nelle notti europee.

Sul piano economico, la soluzione semestrale con contributo Al‑Hilal è stata costruita per essere reversibile a giugno: nessun obbligo di riscatto, valutazione a consuntivo dell’impatto tecnico e dello stato fisico del giocatore. Non a caso, la dirigenza ha messo sul piatto pedine come Acerbi o de Vrij per bilanciare l’operazione e per avvicinare i parametri richiesti dalle liste saudite, strette dalla regola degli 8 stranieri in distinta (con tetto a 10 tesserabili dalla stagione 2024‑25, inclusi due under 2003).

Se davvero Cancelo sceglierà il Barcellona sacrificando una fetta molto ampia del suo stipendio, João Cancelo avrà dato al mercato un segnale controcorrente: il valore dello scenario sportivo può ancora prevalere sul valore nominale del contratto. È una scelta che parla alla testa dei tifosi e alla pancia dei contabili: perché non basta accettare “meno soldi”, bisogna incastrare norme di Liga, regolamenti sauditi, equilibri di spogliatoio e ambizioni tecniche. La sensazione, guardando le ultime ore, è che la palla sia effettivamente nel campo del Barcellona. Il “taglio drastico” è sul tavolo. Ora è questione di centimetri, non di milioni.