serie C
Catania, fine del sogno: prima l'illusione, poi la doccia fredda e in finale ci va l'Ascoli
Il Massimino sold out spinge. Sul 2-1 il palo di D'Ausilio spegne le speranze. Il pubblico al termine contesta, Pelligra va via in lacrime e Toscano lascerà la panchina
Quel primo tempo, i due gol, il palo in avvio di ripresa. Il Catania esce con onore dalle semifinali dei playoff pagando a caro prezzo il 4-0 dell’andata. Ieri con orgoglio e con una verve insperata (tutto il contrario di gara-1) la squadra di Toscano ha cercato di ribaltare un passivo impossibile. Quel gol in avvio di Caturano, il bis di Forte prima del riposo hanno galvanizzato l’ambiente. Il palo di D’Ausilio ha fermato la rimonta anche se i rossazzurri hanno cercato fino all’ultimo di andare ancora a segno con la doppia punta schierata dall’allenatore. Solo nel finale Oviszach ha spento ogni speranza di arrivare davvero al miracolo.
Il doppio centravanti. L’avvio è stato come tutti i 20mila speravano. Roboante, con il Catania a pressare come forse non ha fatto durante tutta la stagione. Caturano l’ha sbloccata dopo 7’ approfittando di un tackle duro ma regolare di Di Tacchio sul portiere mentre la difesa Ascolana vagava in area dopo un paio di errori. A quel punto l’Ascoli ha cercato di chiudere i conti attaccando con i tempi giusti soprattutto dalla sinistra. Tre minuti dopo San Dini ha respinto in angolo su D’Uffizi che s’era presentato davanti al portiere rossazzurro. Miracolo. Secondo intervento decisivo al 23’ con un’uscita su Alagna.
Il gol della speranza. Il Catania ha arginato l’Ascoli e ha cercato il secondo gol. Prima con un diagonale di poco a lato di Forte, prima del riposo lo stesso centravanti ha fatto centro battendo in uscita Vitale grazie a un assist di testa di Caturano che ha aperto la strada al compagno di reparto. Il pubblico ha continuato a incoraggiare i giocatori di Toscano intravedendo la possibilità di una grande rimonta.
Maledetto palo. In avvio di ripresa la grande illusione. D’Ausilio dopo una sgroppata che ha preso in controtempo la difesa ospite ha tirato da sinistra sul palo più lontano. Tomei, tecnico avversario, nella ripresa ha messo in campo Silipo, protagonista assoluto di gara-1 su uno spento Di Sole. Ma è stato il Catania a cercare ancora il gol.
I 30’ di Cicerelli. E mentre l’Ascoli ha rimesso in campo anche Gori, attaccante da doppia cifra, Toscano ha dato a Cicerelli, affaticato per la gara precedente, la possibilità di giocarsi 30 minuti al massimo delle forze (ma Emanuele ha inciso davvero poco chiudendo la sua stagione a testa bassa: il recupero dopo 6 mesi imponeva non certo che diventasse il salvatore della patria). Ancora Catania in avanti con l’acrobazia di Casasola murata in angolo da Guiebre. Staffetta Bruzzaniti-Caturano con l’ex Pineto in avanti.
Fine del sogno. Quando nel finale Oviszach ha firmato il 2-1 inserendosi a sinistra la gara è finita. Catania fuori dalla semifinale, ma a quel punto la gara è stata sospesa (ne parliamo a parte) per lancio di petardi e fumogeni.
In che modo ricominciare? Ci si chiede adesso quanti soldi dovrà spendere Pelligra per ricostruire un ciclo che ieri si è inevitabilmente chiuso. Quanti giocatori dovrà piazzare e quanti ne dovrà comprare? E poi Toscano: andrà via per far spazio a chi? Il pubblico chiede una rifondazione del club nei ruoli apicali, un nuovo tecnico e altri giocatori dopo l’ennesimo tentativo a vuoto di vincere un campionato che per metà è stato quasi perfetto, poi i dodici punti persi sul Benevento hanno fatto precipitare il quadro d’insieme fino al cambio di allenatore, una mossa suicida che ha disorientato ancor più giocatori e ambiente. Adesso cominciano i processi. E sarebbe ora che Pelligra riesca a cambiare qualcosa all’interno della sua governance sportiva.
Le lacrime del patron. Le lacrime al fischio finale. Il pianto di Ross Pelligra è la foto della delusione cocente di tutto lo stadio. Il patron del Catania s’è accasciato subito dopo il triplice fischio mentre dalle curve piovevano fumogeni e petardi rumorosissimi. Un paio di minuti di sconforto, poi il presidente s’è alzato dal suo posto, ha parlato con un paio di tifosi. Ha anche ascoltato le urla di chi chiedeva di sostituire i suoi uomini di stanza a Catania e non sperperare al vento altri milioni. In silenzio, Pelligra ha ascoltato tutto dopo aver visto la gara e osservato l’incitamento dei 20mila e anche il finale non certo dello stesso tenore. Nella notte sono cominciate le riflessioni con ogni decisione rinviata ai prossimi giorni. Con calma (si fa per dire) con maggiore lucidità. Nulla trapela anche se ieri al Massimino c’erano vari dirigenti di altri club, altri disoccupati. La partita la possono vedere tutti, per carità. Ma non andate in cerca di avventurieri perché la città ne ha piene le scatole.
Toscano se ne va. Dopo la mezzanotte, il tecnico Toscano ha fatto intendere di aver chiuso il suo rapporto con il Catania. "A gennaio qualcosa s'è sfaldato. La squadra è andata per conto proprio, ho cercato di legare di nuovo i fili dei rapporti e ci siamo uniti nuovamente. Ma all'andata ad Ascoli è andata veramente male. Qualcuno dei calciatori doveva capire che cosa vuol dire giocare e vincere in una piazza così calda e gloriosa".