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l'inchiesta

La svolta choc sul delitto di Garlasco, Stasi verso la revisione del processo: cosa sappiamo sul nuovo filone investigativo

La Procura di Pavia valuta la clamorosa riapertura del caso. Una nuova perizia sposta in avanti la morte di Chiara Poggi, facendo crollare l'alibi su cui si fonda la condanna a 16 anni di Alberto.

24 Aprile 2026, 13:39

18:23

La svolta choc sul delitto di Garlasco, Stasi verso la revisione del processo: cosa sappiamo sul nuovo filone investigativo

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La Procura di Pavia sta valutando concretamente la presentazione di un’istanza di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007.

Non è un semplice rumor: l’apparato inquirente si sta muovendo per verificare se vi sia stato un errore irreparabile capace di minare l’impianto logico della sentenza, divenuta irrevocabile il 12 dicembre 2015.

Al centro di questo improvviso terremoto giudiziario c’è un elemento cruciale: la lancetta di un orologio. Una nuova consulenza medico-legale collocherebbe la morte della giovane in una fascia oraria più tarda, tra le 10.30 e le 12.00, con la massima probabilità tra le 11.00 e le 11.30.

Se confermato, il dato contrasterebbe in modo frontale con l’intervallo temporale fissato dai giudici (tra le 9.12 e le 9.35), arco in cui l’allora imputato non disponeva di un alibi pieno. Uno slittamento in avanti del momento del delitto eserciterebbe dunque una forte pressione sulla griglia cronologica che ha sostenuto l’accusa, fino a metterne in discussione la tenuta. A completare il nuovo quadro investigativo vi è la riapertura, nel 2025, del fascicolo a carico di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.

Le indagini, affidate ai Carabinieri di Milano, puntano su accertamenti genetici e su reperti biologici per esplorare un’eventuale responsabilità alternativa o concorrente rispetto a quella di Stasi.

La magistratura, però, invita alla massima cautela: Sempio è al momento soltanto indagato e la sola pendenza di accertamenti non è sufficiente, da sé, a scagionare il condannato.

n recente vertice tra il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, e la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ha ribadito l’esigenza di un’estrema prudenza istituzionale: prima di approdare alla Corte d’Appello di Brescia, competente per ammissibilità e merito, occorre un’istruttoria granitica e inattaccabile. L’eventuale richiesta formale potrebbe maturare entro la fine di luglio 2026, naturale scadenza delle nuove attività investigative.

A ipotizzare la riapertura non è la difesa del condannato, ma l’ufficio del pubblico ministero, che ravvisa un possibile cortocircuito nel giudicato. Nel frattempo, Alberto Stasi è in regime di semilibertà, misura di recente confermata dalla Corte di Cassazione.

Il cuore della svolta, al momento, sta dunque in una consulenza medico-legale che riporterebbe l’orario del delitto in una fascia compresa tra le 10.30 e le 12, con una maggiore probabilità concentrata tra le 11 e le 11.30. È una stima che, secondo le ricostruzioni pubblicate, riprende e rafforza una collocazione temporale già affacciata in passato dal medico legale Marco Ballardini, ma che si porrebbe in contrasto con la finestra temporale ritenuta decisiva nelle sentenze definitive, cioè quella compresa tra le 9.12 e le 9.35.

La differenza non è accademica. La condanna definitiva di Stasi, confermata dalla Cassazione il 12 dicembre 2015, si era consolidata anche attorno a una collocazione dell’omicidio in quella finestra mattutina ritenuta compatibile con l’assenza di un alibi pieno dell’allora imputato. Se oggi, invece, la morte di Chiara Poggi venisse scientificamente riportata più avanti, oltre le 10.30 e con baricentro probabile tra le 11 e le 11.30, la stessa griglia temporale su cui si è retta la sentenza finirebbe inevitabilmente sotto pressione.

Non è un caso che gran parte del nuovo impianto investigativo pavese sembri ruotare attorno a questo punto. L’orario della morte, nel caso di Garlasco, è sempre stato il luogo in cui medicina legale, informatica forense, ricostruzioni testimoniali e lettura degli spostamenti dell’imputato si sono intrecciati in modo quasi inestricabile. Oggi quel nodo ritorna, ma con un significato ancora più dirompente: non più soltanto per sostenere una tesi difensiva, bensì come possibile fondamento di un’iniziativa della stessa Procura.

Dentro questo scenario si inserisce il fascicolo riaperto su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, tornato indagato nel 2025 nell’ambito delle nuove verifiche della Procura di Pavia. Le notizie emerse nel corso degli ultimi mesi hanno riferito di nuovi approfondimenti genetici, di consulenze su reperti biologici, di attività delegate ai Carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e di ulteriori accertamenti su impronte e tracce repertate all’epoca. L’ipotesi investigativa attualmente esplorata, secondo le fonti consultate, è quella di una responsabilità alternativa o concorrente rispetto a quella storicamente attribuita a Stasi.

È necessario, però, mantenere fermo un punto: Andrea Sempio è un indagato, non un colpevole. Le indagini a suo carico hanno riaperto la discussione pubblica sul caso, ma la loro esistenza non equivale in alcun modo a una prova definitiva, né contro di lui né automaticamente a favore di Stasi. Il terreno su cui si muove la magistratura resta quello delle verifiche, delle comparazioni, delle compatibilità da vagliare. E proprio per questo un’eventuale richiesta di revisione dovrà basarsi non sulla suggestione di un altro nome, ma sulla forza autonoma di prove nuove e realmente decisive.